Libano: alta tensione, mentre si avvicina la scadenza del 31 dicembre per il disarmo di Hezbollah. Israele mantiene forte la pressione

Un altro disarmo di una milizia islamista e un’altra gatta da pelare in Medio Oriente. Se a Gaza il processo di pace prevede la smobilitazione di Hamas, in Libano dopo il conflitto con Israele del 2023-2024, il cessate il fuoco mediato da USA e Francia stabilisce che Hezbollah debba essere disarmato entro il 31 dicembre. L’avvicinarsi della scadenza vede aumentare le tensioni e anche i timori per una nuova guerra civile o di ulteriori attacchi da parte di Israele.

Confessionale

Il Libano si regge sulla base degli Accordi di Ta’if, che nel 1989 fermarono la guerra civile iniziata nel 1975. Da allora il Paese dei cedri è gestito con una divisione dei poteri su base confessionale, tra cristiano maroniti e mussulmani sciiti e sunniti. Hezbollah è un movimento politico-militare, sostenuto da Teheran, che rappresenta la maggioranza della parte sciita, forte soprattutto nel sud del Libano. Non si tratta soltanto una milizia, ma anche di un movimento politico e sociale, spesso descritto come uno “stato nello Stato”, con una rete di assistenza sociale e un apparato militare in grado di rivaleggiare con le istituzioni ufficiali libanesi. Dopo il 7 ottobre 2023, Hezbollah aveva lanciato in sostegno a Hamas un’offensiva a colpi di razzi e d’artiglieria contro il nord di Israele. Lo Stato ebraico ha risposto con il pugno di ferro, con bombardamenti e con un’operazione militare a sud del fiume Litani. Il 27 settembre 2024 i jet di Tel Aviv hanno sganciato decine di bombe sul quartier generale di Hezbollah a Beirut, uccidendo il leader degli sciiti Hassan Nasrallah.

LAF

Il cessate il fuoco siglato il 27 novembre prevede il ritiro delle forze di Hezbollah dal sud Libano e il disarmo della milizia. Israele dal canto suo deve ridispiegare le proprie truppe entro i suoi confini e viene confermata la zona di sicurezza nel Libano meridionale sotto il controllo esclusivo delle Forze Armate Libanesi (LAF) e delle forze ONU di UNIFIL. Sotto la pressione degli Stati Uniti, le istituzioni politiche e militari libanesi stanno individuando la soluzione che non inneschi ulteriori tensioni con Hezbollah, che continua a rifiutare il disarmo. Il presidente della Repubblica, Joseph Aoun, cristiano maronita ed ex comandante in capo delle LAF, promuove un approccio pragmatico e conciliante, in coordinamento con il premier sunnita, Nawaf Salam, che però viene bollato dagli sciiti come un uomo di Washington.

Esplosivi

Le autorità libanesi ufficialmente affermano di aver ottenuto molto, di aver fatto saltare così numerosi depositi di armi di Hezbollah da aver esaurito gli esplosivi. Secondo diversi osservatori il disarmo al momento sarebbe avvenuto soprattutto al sud, mentre resta più complicato nel resto del paese. Hezbollah sostiene che il governo libanese non sta facendo nulla per fermare Israele e sostiene di essere impegnato a difendere il Libano, perché il governo attuale non può o non vuole farlo. Lo scorso 23 novembre in un nuovo attacco aereo israeliano contro la roccaforte sciita di Dahiyeh a Beirut, è morto il capo di stato maggiore di Hezbollah, Haytham Ali Tabatabai. Uno scontro tra le LAF, militarmente dipendenti dagli aiuti americani, e Hezbollah, tuttora legata a filo doppio con l’Iran, scatenerebbe con ogni probabilità una rinnovata guerra civile.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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