Si è concluso il lungo processo elettorale in Myanmar, la ex Birmania, svoltosi in tre fasi a partire dalla fine dello scorso dicembre. Il voto considerato una parodia della democrazia dalle forze di opposizione e criticato a livello internazionale, si è tenuto in un paese governato dalla giunta militare salita al potere nel 2021 e travagliato da una interminabile e sanguinosa guerra civile. La più nota militante democratica birmana, Aung San Suu Kyi, è detenuta da cinque anni, dal giorno del colpo di stato militare che rovesciò il suo governo e che ha disciolto il suo partito, la National League for Democracy. Secondo quanto riferito dalla BBC, non si sa praticamente nulla del suo stato di salute e delle condizioni in cui vive, anche se si presume che sia detenuta in una prigione militare nella capitale Nay Pyi Taw.
USDP
Le elezioni con sistema proporzionale eleggono il Pyidaungsu Hluttaw, l’organo legislativo bicamerale del Myanmar. Secondo alcuni dati la partecipazione al voto sarebbe stata di circa il 55%, ma in vaste zone del Paese non è stato possibile votare a causa dei combattimenti che coinvolgono gruppi di resistenza armata al regime e gruppi etnici che lottano in diverse aree per l’autodeterminazione. La giunta militare nell’ultimo anno sarebbe riuscita a riconquistare alcune zone, grazie al sostegno da parte di Cina e Russia, ma secondo altre fonti avrebbe il controllo soltanto del 40% del territorio. Dalle urne è risultato ampiamente maggioritario l’Union Solidarity and Development Party (USDP), sostenuto dai militari e guidato da Khin Yi, che aveva ottenuto soltanto il 6% dei seggi parlamentari nelle ultime elezioni libere del 2020.
Tatmadaw
Il nuovo Parlamento birmano si riunirà entro i prossimi due mesi e sarà chiamato a eleggere il nuovo presidente, carica per la quale il favorito è il generale Min Aung Hlaing, 69 anni, attuale leader della giunta militare, che lascerà il comando del Tatmadaw, le forze armate della Birmania. L’esercito ha promesso che le elezioni restituiranno il potere al popolo, ma varie organizzazioni per i diritti umani hanno affermato che la campagna elettorale è stata segnata dalla repressione del dissenso. Tom Andrews, relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani in Myanmar, ha chiesto di respingere il risultato e ha parlato di “un’elezione illegittima” e per il prossimo futuro di un “governo militare in abiti civili”. Il ministro degli Esteri della Malesia, Mohamad Hasan, ha dichiarato che l’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN), di cui il Myanmar fa parte, non ha inviato osservatori e non avrebbe certificato le elezioni.
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