Meloni non è orfana di nessuno e pensa alle elezioni del 2027. Tra Trump e il Papa religione e politica

Giorgia Meloni non è orfana di nessuno e tanto meno di Orban, che era un amico che si era proposto, visto che a Budapest non ha vinto un candidato della sinistra progressista ma un uomo del centrodestra, Magyar. che a scanso di equivoci ha subito detto “Italia alleato forte”.

Certo la premier si deve confrontare anche su una delle più grandi crisi internazionali dal dopoguerra con scenari finali difficilmente prevedibili.

Ma lei è chiara, a differenza dell’armata brancoleone del centrosinistra (dalle posizioni divergenti e difficilmente conciliaboli, se non in contrasto a lei) e proseguirà nel suo meticoloso lavoro fino alla scadenza della legislatura nel 2027. E li’ si vedrà perché in politica i tempi anche ravvicinati sono in realtà ere geologiche.

Va avanti, ovviamente sperando che la bufera sulla quale non ha alcuna responsabilità, passi. I conti soprattutto per quello che sta succedendo vanno bene, meglio degli altri paesi europei. La richiesta di rivedere il patto di stabilità in presenza della situazione appare sensata. E servirebbe ancora di più ad altri paesi.

Su Trump dopo l’attacco shock di trump al Papa, e’ stata più che chiara “ parole inaccettabili e’ il mio pensiero”.

Quanto al presidente Usa una nuova presa di posizione del Papa “Dio straziato dalle guerre, non sta con i prepotenti. Senza la morale la democrazia diventa tirrania”. Anche una risposta a Vance che lo aveva invitato ad occuparsi di morale più che di politica.

La difesa della pace contro la guerra sono sacrosante per la Chiesa. Pero’ non è stata spesa una parola contro l’Iran dove certo non vige la democrazia ed esecuzioni e repressioni sono all’ordine del giorno. Oltre al problema delle donne senza i diritti degli uomini.

Quello che appare è che i linguaggi di Trump e del Papà scorrano su piani differenti, uno vede la guerra come unico spiraglio per evitare quelli che lui ritiene futuri scenari carastrofici con un Iran armato di bombe nucleari in grado di distruggere Israele e l’altro che pensa per ora solo ad una guerra che sta devastando un paese con migliaia di vittime.

Insomma religione e politica.

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Franco Riccio Tabassi
Franco Riccio Tabassi
Giornalista parlamentare classe 1948. Già funzionario della Tirrenia, entra all’AGI nel 1971, responsabile prima del Senato e poi della redazione Politica-parlamentare come capo redattore. Ha lavorato, per un breve periodo a radio Montecarlo, nel Principato, alle news politiche ed ha a lungo collaborato con Mediaset. E’ stato anche consigliere per l’informazione dei ministri socialisti Fabio Fabbri e Salvo Andò. Laureato in giurisprudenza con 110, ha sempre praticato sport. E’ stato pugnile dilettante. Passione auto, la Porsche e la barca,Tornado 38. Insieme a Gianfranco Eminente (direttore) ha fondato nel 2013 l’agenzia in 20righe, della quale è il condirettore.

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