Successo per il partito GMD (Génération pour la modernité et le développement) del presidente Mamadi Doumbouya, nelle elezioni del 31 maggio per la nuova Assemblea nazionale della Guinea. Nel paese dell’Africa occidentale che affaccia sull’oceano Atlantico, erano chiamati alle urne circa 6,9 milioni di elettori. I principali partiti di opposizione raccolti nella coalizione Forces vives de Guinée hanno invitato a boicottare il voto. L’appuntamento elettorale è stato indicato come il completamento del processo di ritorno all’ordine costituzionale, dopo il periodo di transizione aperto dal colpo di stato dello stesso generale Doumbouya, che nel settembre 2021 rovesciò il presidente Alpha Condé.
Consenso
Passato dalla mimetica agli abiti civili, Doumbouya, è stato eletto presidente nel voto dello scorso 28 dicembre, con un consenso schiacciante vicino all’87%. Le votazioni, per i 147 deputati dell’Assemblea Nazionale e dei consiglieri comunali delle 375 comunità locali della Guinea, si sono svolte in tranquillità. Conakry ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia nell’ottobre 1958, diventando il primo paese decolonizzato dell’Africa subsahariana francese. La Guinea è a maggioranza musulmana e la sua economia dipende in gran parte dall’agricoltura e dall’attività mineraria, possiede un terzo delle riserve mondiali di bauxite, oltre a ferro, diamanti e oro. La campagna elettorale si è svolta pacificamente e il voto si è tenuto pochi giorni dopo l’importante festa religiosa di Tabaski, che nel mondo musulmano si collega al ḥajj, il pellegrinaggio verso La Mecca. I guineani tradizionalmente si riuniscono con le proprie famiglie con il sacrificio del montone, alla base del pranzo rituale.
Emergente
In campagna elettorale il presidente Doumbouya si è impegnato a realizzare una governance partecipativa e sul fronte economico a concretizzare il piano “Simandou 2040”, che intende sfruttare per lo sviluppo sostenibile del paese le colossali entrate dell’omonimo giacimento di ferro. Obiettivo trasformare la Guinea da semplice esportatore di materie prime in economia emergente industrializzata entro il 2040. Gli investimenti interessano diversi settori: infrastrutture e trasporti, tecnologia e diversificazione economica con un forte sviluppo dell’agricoltura, della sanità e dell’istruzione. La miniera di Simandou – i cui blocchi di produzione vedono la presenza di consorzi internazionali, a partire dal colosso minerario anglo-australiano Rio Tinto, e di aziende cinesi, come i gruppi Chinalco e Baowu, uno dei maggiori gruppi siderurgici a livello globale – è il più grande giacimento di minerale di ferro non sfruttato al mondo, con riserve stimate in oltre 4 miliardi di tonnellate di altissima purezza. La produzione a pieno regime è stimata fino a 120 milioni di tonnellate annue. Secondo il FMI, il progetto ha il potenziale di far crescere il PIL guineano del 26% e di creare oltre 50.000 posti di lavoro.
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