E’ partita la grande corsa che porterà alle politiche e al voto dei sindaci nelle grandi città e si concluderà, però manca ancora molto tempo, tre anni, con l’elezione del nuovo capo dello Stato.
Per chi conosce la politica fare previsioni a distanza fa quasi sorridere. In politica i tempi sono velocissimi così pure i cambiamenti spesso inaspettati ed a volte dipendenti anche da cause esterne.
Basti ricordare l’elezioni di Scalfaro che fu diretta conseguenza alla strage di Capaci del 23 maggio del 1992. Dopo appena 5 giorni fu votato come risposta istituzionale all’attentato nella sua qualità di presidente della Camera.
La premier dopo avere lanciato un sasso nello stagno sostenendo che non è più un tabù un eventuale presidente di destra, si trova a dovere fare i conti con l’immediato, rappresentato dalla riforma elettorale.
Slitta di una settimana l’esame in aula della legge dopo lo stallo sulle preferenze nel centrodestra. I leader avranno sette giorni in più per cercare l’intesa. Sarà Meloni a decidere se Fdi tirerà diritto anche se Lega e Fi sono contrarie.
Sullo sfondo rimane il vero nodo politico, ovvero Vannacci. Senza il generale il centrodestra rischia seriamente di perdere prima le politiche e poi inevitabilmente la corsa al Colle. Ma anche un’alleanza presenta i suoi rischi per possibili fughe centriste. Intanto Vannacci fa qualche piccola apertura “Meloni al Quirinale? potremmo votarla, purché riveda alcune posizioni” e spiega “La premier è capace, ma si fermi su Green deal e agenda Draghi”. Anche Vannacci e’ d’accordo sulle preferenze e spinge la Meloni ad agire con coraggio.
Sul fronte opposto prosegue il confronto sempre più serrato tra la Schlein e Conte sulla futura leadership. Spunta anche un’idea del campo largo proprio su proposta di Conte, chiamiamoci “Alleanza per la Costituzione”. Proposta che sembra accogliere il consenso di tutti. Quello che invece ancora manca è un programma comune capace di mettere insieme le anime centriste e di sinistra della coalizione. Molte scelte dipenderanno anche da quella che sarà la legge elettorale. A sinistra c’è anche il timore che Di Battista presenti una sua lista grillina, che complicherebbe ulteriormente le cose.
Di certo che sia a destra che a sinistra occorrerà valutare strada facendo le rispettive mosse, sempre da attuare al momento giusto, se non si vuole finire sugli scogli. Le sorprese dietro l’angolo, sono sempre state presesenti nel composito scenario italiano. Basti ricordare Fanfani e Andreotti e le loro ambizioni per il Quirinale. Nessuno dei due, nonostante fossero convinti di farcela, e con loro la maggior parte degli osservatori di allora, politici e giornalisti, centro’ l’obiettivo.
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