”Scriveva Silvio Berlusconi, l’unico dopo Alcide De Gasperi, ad essere stato a palazzo Chigi per un intero quinquennio, che l’ultimo anno di legislatura era stato il più brutto della sua vita” le parole di Paolo Mieli sul Corriere. Che aggiunge “Per quel che è dato di sapere anche l’ultimo anno di De Gasperi non fu tra i più felici”.
Perché? Il fatto è che quando sta per completarsi una legislatura i partiti tendono a sfilacciarsi e gli interessi dei singoli iniziano a creare incrinature.
Come in una squadra di calcio a fine stagione, tra chi è sicuro di rimanere, chi è in bilico e chi invece sa che se andrà. A voglia a dire che tutti giocano per la stessa maglia.
Si apre dunque una stagione complicata per la premier a partire dalla legge elettorale che sarà si approvata dal Senato, probabilmente a settembre anche se il lavoro in commissione comincerà subito, senza però sapere la sua intenzioni sulle preferenze, punto sul quale ha invitato alla riflessione.
Riproporle oppure no, con l’obbligo nel primo caso di dovere tornare alla Camera, con rischi conseguenti, potrebbe pure ricorrere alla fiducia. Ci sono state aperture più o meno tiepide da parte di Tajani e Salvini. L’impressione è che se sarà intesa, arriverà in commissione prima del giudizio dell’aula. Ovviamente sulla riforma rimane la spada di damocle della Corte Costituzionale sull’impianto della legge, dall’indicazione del premier, al premio di maggioranza fino alle stesse preferenze. Ed anche Mattarella potrebbe dire la sua.
Intanto la Meloni mette a punto la sua strategia in vista del voto: sicurezza, migranti e cuneo fiscale.
Sta svanendo l’immagine di una coalizione compatta per effetto di alcune disgregazioni interne, che si manifestano nei partiti alleati. Tanto che si comincia a parlare di due Forza Italia, quella di Tajani e l’altra di Marina Berlusconi. Anche se il fratello Pier Silvio è molto più vicino alla Meloni. Poi di due Leghe, Salvini da una parte, quelli del Nord dall’altra.
Tema centrale sarà anche Vannacci. Se per ora la premier pubblicamente nega la possibilità di un accordo, nelle conversazione private non solo la Meloni, ma anche i suoi principali alleati sanno che senza il generale la sconfitta è quasi certa. Se Tajani vuole rimanere agli Esteri o magari puntare più in alto e Salvini tornare al Viminale un accordi s’ha da fare. Sotto elezioni cambiano sempre tutti gli scenari e tutti cercano di raschiare il barile. Soprattutto in vista delle elezioni più incerte di sempre.
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