Gli italiani attendono in fretta i miracoli di Giorgia. Ma avranno abbastanza pazienza? Al momento prevale l’euforia per aver liquidato Mario Draghi ed Enrico Letta. Il primo non sarà più premier e il secondo non guiderà più il Pd. Ma intanto tra un adempimento e l’altro, continueranno ad arrivare le bollette di gas e luce triplicate, l’inflazione galopperà e lo spread veleggerà, magari verso i limiti da collasso dell’era Tremonti. In attesa delle ricette taumaturgiche, rinfrancati si spera da qualche approvvigionamento di gulasch, dovremo attendere il 13 ottobre per la prima riunione delle nuove Camere.
Gruppi
Il passaggio numero uno sarà la costituzione dei gruppi parlamentari. Poi si passerà all’elezione dei presidenti di Camera e Senato. A quel punto potranno partire le consultazioni del Presidente della Repubblica al Quirinale. Da qui scaturirà l’affidamento dell’incarico per formare il nuovo governo. L’indicazione della vittoriosa Giorgia Meloni è scontata. Alla leader di Fratelli d’Italia spetterà riportare a Mattarella la lista dei ministri, su cui il Capo dello Stato potrà fare le sue osservazioni. Nella passata legislatura il primo esecutivo giallo-verde Conte-Salvini cercò di far passare all’Economia l’anti-euro, Paolo Savona, ma il Presidente bloccò la candidatura. Volarono minacce di impeachment, ma il Colle tenne duro. Resta da vedere che cosa accadrà ora, se la nuova maggioranza di centrodestra in caso di contrasto istituzionale inizierà il cannonnegiamento.
Bis
Ai tempi del voto per il mandato bis a Mattarella, Meloni non si capacitava della scelta favorevole del suo alleato Salvini: “Non voglio crederci – affermava -. Sarei stupita se Mattarella accettasse di essere rieletto”. In ogni caso, varata la lista dei ministri ci sarà il giuramento e il governo sarà insediato. Entro 10 giorni dovrà chiedere e ottenere la fiducia dai due rami del Parlamento ed entrerà così nel pieno dei poteri. Bisognerà poi fare in fretta per portare a casa la Finanziaria tutta “rose e fiori” e con gadget assicurati per gli italiani. C’è da evitare l’incubo dell’esercizio provvisorio. Invece, quanto al gradimento o meno di Bruxelles è già annunciato: l’Italia batterà i pugni sul tavolo e se sarà necessario pronuncerà uno stentoreo: “Me ne frego!”.
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