Il presidente Kais Saied confermato alla guida della Tunisia, con un consenso vicino al 90%. Le elezioni presidenziali nel Paese del Nordafrica hanno visto una partecipazione al voto del 27,7%, sicuramente non elevata ma in crescita rispetto all’11% di un anno fa per il rinnovo del Parlamento. Una situazione che segnala la delusione diffusa, dopo le aspettative democratiche nate con la cosiddetta Primavera araba di più di dieci anni fa.
Carcere
Nel 2021 Saied, 66 anni, ha destituito il governo e sciolto il Parlamento, in quello che i suoi oppositori hanno definito come un colpo di stato. Successivamente ha fatto approvare, con il referendum del 2022, una nuova Costituzione caratterizzata da un forte rafforzamento del potere esecutivo. Secondo il sondaggio post elettorale “Sigma Conseil”, Saied ha ottenuto l’89,2% dei voti, davanti ad Ayachi Zammel con il 6,9% e Zouheir Maghzaoui con il 3,9%. Zammel è stato condannato a 12 anni di carcere per aver falsificato le firme degli elettori sulla sua candidatura appena cinque giorni prima delle elezioni. L’esponente liberale dal carcere ha respinto le accuse.
Migranti
Nel 2019 Saied era stato eletto al secondo turno con la promessa di costruire “una nuova Tunisia”, rilanciando l’economia e lottando contro la corruzione. Quando nel 2021 ha dato il via a quello che è stato descritto come un “auto-golpe”, ha affermato di aver bisogno di nuovi poteri per spezzare il ciclo di paralisi politica e di decadenza economica. Saied ha escluso impopolari tagli alla spesa, al fine di ottenere un prestito dal FMI. Ha puntato sul rilancio del turismo dopo il Covid e sugli aiuti dell’UE in cambio di una stretta sui migranti. La disoccupazione, indicata dalla Banca Mondiale al 16%, resta questione chiave. La Tunisia è un punto di partenza per i migranti non soltanto tunisini che vogliono raggiungere l’Europa. Per bloccarli l’Unione Europea ha stipulato un accordo con Tunisi, erogando oltre 200 milioni di euro per rafforzare le frontiere, rimpatriare i migranti e rilanciare l’economia. Saied ha puntato il dito contro l’afflusso di migranti subsahariani, attribuendo loro la responsabilità dei problemi del Paese.
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