Israele: il drone contro la casa di Netanyahu ha provocato “danni significativi”. Il premier, pagheranno “un prezzo alto”

L’intrusione di un drone lanciato dalla milizia filo-iraniana Hezbollah contro la casa del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, a Cesarea – città costiera a metà strada tra Tel Aviv e Haifa – ha provocato “danni significativi”. Lo ha rivelato una fonte di sicurezza all’emittente israeliana Channel 12 e ha confermato: “C’è stato un colpo diretto alla casa”. Il drone faceva parte di uno sciame di almeno tre velivoli pilotati da remoto, utilizzati con una strategia volta a evitare le difese antiaeree.

Sicurezza

L’IDF, l’esercito israeliano, sta indagando sul motivo per cui l’allarme non sia stato attivato prima dell’impatto. In un messaggio sul social media X, Netanyahu ha affermato: “Gli agenti iraniani che hanno tentato di assassinare me e mia moglie hanno commesso un grave errore. Ciò non impedirà a me e allo Stato di Israele di continuare la guerra di rinascita contro i nostri nemici per garantire la nostra sicurezza per generazioni. Dico agli iraniani e ai loro partner dell’asse del male: chiunque danneggi i cittadini dello Stato di Israele pagherà un prezzo alto per questo. Continueremo a eliminare i vostri terroristi, restituiremo i nostri rapiti da Gaza, restituiremo le case ai nostri cittadini nel nord. Raggiungeremo tutti gli obiettivi di guerra che ci siamo prefissati e cambieremo la realtà della sicurezza nella nostra regione per generazioni. Insieme combatteremo e, con l’aiuto di Dio, insieme vinceremo”.

Sciame

Dalle analisi finora condotte, il drone che ha colpito a Cesarea è del modello “Ziyad 107″. Analogo a quello che aveva raggiunto un base della brigata di fanteria Golani, presso Binyamina a sud di Haifa, provocando l’uccisione di quattro soldati e numerosi feriti. Si tratta di velivoli particolarmente veloci e in grado di volare a basse quote e perciò più difficili da rilevare. Due dei droni dello sciame sono stati abbattuti e il terzo, del quale si era perso il contatto, è piombato su Cesarea. Il drone scomparso dagli schermi radar è riuscito a sfuggire agli elicotteri da combattimento che gli davano la caccia. Dopo l’attacco alla base militare la difesa antiaerea israeliana aveva modificato il modello di allarme, prevedendo di allertare le strutture e le basi militari nell’area interessata, anche nel caso in cui si siano perse le tracce del drone in arrivo. Nel caso di Cesarea, invece, l’allarme non è scattato. Il dilemma per l’IDF infatti è se lanciare l’allarme a fronte di ogni presunta minaccia, non possa far scattare nella popolazione civile una sorta di sindrome dell'”al lupo, al lupo”, minando in qualche modo la fiducia dei cittadini e in prospettiva mettendoli ancor più in pericolo.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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