Liguria: per un punto percentuale sconfitto Orlando, i veti azzoppano il campo largo. Il centrodestra vince con Bucci, nonostante lo scandalo Toti

Per un punto Martin perse la cappa… Il centrosinistra sembra abituarsi al vorrei, ma non posso. Fa il campo largo per vincere, che però non è mai abbastanza largo. C’è sempre qualcuno che dice no a qualcun altro e che mette il veto. Con i veti però non si va da nessuna parte, si prendono soltanto delle terribili musate. Andrea Orlando ha perso la corsa alla guida della Regione Liguria più o meno per un punto percentuale, per una manciata di voti. La destra a cui sembrava bastare una spintarella per essere mandata ko, dopo lo scandalo Toti, ringrazia. È stata capace di stringere le fila e ha vinto con il sindaco uscente di Genova, Marco Bucci.

Disturbo

Il centrosinistra, grazie ai veti di qualche scienziato della politica e all’intelligenza con il nemico di liste di disturbo, ha perso. Assurdo, incredibile. Per farsi belli sui social e vantarsi di aver mandato a quel paese Matteo Renzi, ora i ‘fenomeni’ si dovranno sorbire una nuova legislatura regionale nelle mani della destra. Uno spettacolo patetico, reso palese dalla disfida sul nulla Grillo/Conte. La pazienza e la buona volontà della segretaria Pd, Elly Schlein, non sono bastate per invertire la rotta. Qualcuno dirà: ma se avessero vinto, poi come avrebbero governato con un’accozzaglia litigiosa? Certo i dubbi sono pertinenti, ma intanto sarebbe stato importante vincere, come accade nel calcio. Altrimenti, checché se ne dica, resta pura utopia la speranza di disarcionare la presidente Meloni alle prossime politiche, quale che possa essere la legge elettorale che ci verrà somministrata.

Furbi

Renzi è antipatico, Calenda supponente, Conte/Grillo paradossali, i Verdi hanno fatto il loro tempo e poi ci sono i ‘furbi’ che non vanno a votare. Gli alleati o presunti tali del Partito democratico sono quel che sono, ma è comunque con costoro che bisogna fare i conti, magari per il futuro tagliando le unghie ai più riottosi. Che il Pd sia il primo partito è una cosa interessante, lascia intravedere la presenza di una quota significativa di opinione pubblica che ha a cuore un Paese più moderno e più giusto. Ma purtroppo non basta. Le forze della reazione, del conservatorismo, del populismo che cavalca ogni paura, anche se singolarmente minoritarie, sono capaci però di fare squadra al momento opportuno. A questo punto chissà come andranno le cose in Emilia-Romagna e in Umbria. Di sicuro in Liguria c’è stata una falsa partenza.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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