E se Trump invece dello stop avesse deciso di raddoppiare gli aiuti a Kiev?

Immaginiamo per un attimo una scena diversa da quella andata in onda come un reality durante l’ultimo incontro alla Casa Bianca tra Trump e Zelensky. Nessuna ironia sul modo di vestire del leader ucraino ma subito baci ed abbracci. Per concludere con la soddisfazioni di entrambi, che la Russia deve essere fermata respinta ad ogni costo. Con il raddoppio degli aiuti militari e con la promessa di andare fino in fondo per sconfiggere Putin.

Quale sarebbe stata la reazione dell’Europa. Cosa avrebbero detto Macron e Starmer? E la sinistra europea, schierata da sempre, almeno a parole per la pace?

Probabilmente avrebbero dato a Trump del matto, cosa che fanno qualsiasi cosa faccia, del guerrafondaio. Di uno che gioca a fare lo sceriffo del mondo per i suoi interessi, magari sempre quelli delle terre rare, a spesa dall’Europa

Europa che avrebbe potuto trovarsi nel mezzo un conflitto inasprito ai suoi confini con la seria possibilità di rimanerne inevitabilmente coinvolta per quella che sarebbe stata la risposta militare del Cremlino.

Invece questa volta l’America ha deciso che la guerra va finita senza se e senza ma. E chi gridava “Yankee go home” dovrebbe essere soddisfatto. Invece oggi la stessa parte politica vuole più armi all’Ucraina e qualcuno arriva proporre una leva obbligatoria europea, che quando lo diceva Salvini era un cretino.

Ora toccherà all’Europa che ha accolto Zelensky a braccia aperte fornire delle risposte vere non semplicemente delle idee. Perché senza gli Stati Uniti Kiev ha se non i giorni le settimane contate. Sarebbe già miracoloso se riuscisse ad arrivare all’estate.

Zelensky lo sa e e per questo cerca in tutti modi di ricucire, si dice pronto a firmare per le terre rare e a riprendere le trattative. Ma ora è Trump a volere garanzie, perché la guerra la vuole davvero finire come aveva promesso.

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Franco Riccio Tabassi
Franco Riccio Tabassi
Giornalista parlamentare classe 1948. Già funzionario della Tirrenia, entra all’AGI nel 1971, responsabile prima del Senato e poi della redazione Politica-parlamentare come capo redattore. Ha lavorato, per un breve periodo a radio Montecarlo, nel Principato, alle news politiche ed ha a lungo collaborato con Mediaset. E’ stato anche consigliere per l’informazione dei ministri socialisti Fabio Fabbri e Salvo Andò. Laureato in giurisprudenza con 110, ha sempre praticato sport. E’ stato pugnile dilettante. Passione auto, la Porsche e la barca,Tornado 38. Insieme a Gianfranco Eminente (direttore) ha fondato nel 2013 l’agenzia in 20righe, della quale è il condirettore.

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