Riarmo è una parola davvero triste e storicamente foriera di tragedie, non deve quindi menare scandalo il fatto di conservare un certo spirito critico. E al piano Rearm EU di Ursula von der Leyen manca di fondo proprio il valore chiave che dovrebbe sostenerlo: lo spirito di Ventotene, l’orizzonte federalista. Diventa così una corsa agli armamenti se non vogliamo dire nazionalistica, almeno parcellizzata e con l’obiettivo della difesa europea molto lontano, un miraggio sullo sfondo. In questo quadro c’è da augurarsi che quelle armi visti i tempi che corrono non finiscano in un clima di “sfida culturale” alle élite – come descritto da Galli della Loggia sul Corriere della sera – nelle mani di governi nero-nazi o rosso-brun-putiniani. Una eventualità, Trump docet, ormai non più peregrina.
Frammentazione
E allora ha fatto bene la segretaria del Pd ad assumersi la responsabilità di analizzare la proposta von der Leyen e di segnalarne le spinosità. L’astensione è un segnale che Bruxelles non dovrebbe sottovalutare e di fatto si collega ai richiami venuti da tutti i socialisti e democratici europei, anche di tutti quelli che hanno votato a favore di un documento in ogni caso di scarso valore, per la scelta di von der Leyen del ricorso alla procedura d’urgenza, che non lascia al Parlamento europeo spazi di manovra. Negli interventi in aula a Strasburgo, al di là di un voto enfatizzato e strumentalizzato unicamente in Italia, il gruppo S&D ha ribadito la richiesta di un approccio collettivo alla sicurezza e alla difesa europea. Yannis Maniatis, greco vicepresidente del gruppo S&D, ha rimarcato: “Consideriamo il futuro della difesa europea come un progetto europeo comune. Gli Stati membri devono mettere in comune le risorse per la spesa per la difesa ed evitare la frammentazione, che indebolisce le nostre capacità di difesa e aumenta i costi. Gli investimenti nella difesa non devono andare a scapito del benessere sociale. I fondi di coesione non dovrebbero essere usati per la difesa; al contrario, abbiamo bisogno di nuovi strumenti di investimento dell’UE che rafforzino le nostre industrie. Preservare il nostro modello sociale, rafforzare le nostre industrie strategiche e difendere la nostra democrazia vanno di pari passo per difendere la sicurezza europea”.
Federalista
Concetti in sintonia con quelli confermati da Elly Schlein: “All’Europa serve la difesa comune, non la corsa al riarmo dei singoli Stati. Questa resta la posizione del Pd”. Una posizione chiara ed europeista, quindi nessun turbamento su presunte spaccature. Sono idee condivise da tutti i socialisti europei, mai nella storia guerrafondai, e che nei Paesi dove sono al governo si assumono precise responsabilità. Ancora Schlein sottolinea: “Oggi al Parlamento si votava una risoluzione sulla difesa comune, con molti punti che condividiamo, ma la risoluzione dava anche appoggio al piano RearmEU proposto da Ursula Von der Leyen cui abbiamo avanzato e confermiamo molte critiche, proprio perché agevola il riarmo dei singoli Stati facendo debito nazionale, ma non contribuisce alla difesa comune e anzi rischia di ritardarla. Quel piano va cambiato”. La segretaria dem incalza: “All’Unione Europea serve una svolta di integrazione politica e di investimenti comuni – per un piano industriale, sociale, ambientale, digitale e per la difesa comune, ma non solo e non a scapito del sociale e della coesione – serve aumentare capacità industriale e coordinamento, con l’orizzonte federalista di un esercito comune al servizio di una politica estera comune e di un progetto di pace. Obiettivi per cui continueremo a impegnarci ogni giorno”.
Ti piace questo articolo? Imposta in20righe come fonte preferita su Google.
Imposta in20righe come fonte preferita







