La grande attenzione dei media internazionali, soprattutto della stampa italiana, e’ ora rivolta dopo le celebrazioni ed i funerali a chi sarà il nuovo Pontefice.
E’ stata decisa la data di inizio del Conlave, dal 7 gennaio i 133 cardinali elettori, provenienti dalle varie parti del mondo entreranno nella cappella Sistina. Mancheranno per la prima volta, dopo secoli, i cardinali di Milano, Venezia, Genova e Parigi. Perché Bergoglio pur con le sue numerose, come non mai, nomine, ha preferito rivolgere il suo sguardo alle periferie, le zone più povere del pianeta. Il Conclave più lungo è durato due anni, il più corto dieci minuti. Per gli ultimi due ci sono voluti solo due giorni.
Già indicazioni si possono trarre dalle uniche parole espresse in pubblico dagli alti rappresentanti della Chiesa. Con voce ferma il decano della Chiesa, il cardinale Giovanni Re, che però visti i suoi 91 anni, non parteciperà al Conclave ma dispenserà preziosi consigli, nella sua omelia, ha tracciato la rotta. “Ponti e non muri” ed ha ricordato come Francesco sia sempre stato attento a quanto di nuovo emergeva nella società.
Durante l’omelia per la messa in suffragio di Bergoglio, il cardinale Pietro Parolin, che invece è tra i papabili, ha ammesso che in Conclave c’è lo stesso smarrimento degli apostoli dopo la morte di Gesu’.
”Imparare a perdonarsi per cercare la pace, in nome della misericordia che ha caratterizzato il Magistero di Papa Francesco e la sua intensa attività apostolica, insieme all’ansia di annunciarla e condividerla con tutti”. Secondo alcuni osservatori somiglia al programma elettorale dello stesso segretario di Stato, Parolin.
Quelli dei giornali italiani sono stati articoli, ricchi di commenti, valutazioni sullo stato della Chiesa ed anche indicazioni di come potrebbero orientarsi i cardinali elettori. Su tutti emerge Massimo Franco, grande esperto di cose vaticane, che ha ripetutamente tracciato il quadro, delle difficoltà nelle quali si trovino la Chiesa ed in particolare la Curia romana. Secondo Franco occorrerà ridare al Vaticano un suo governo a partire dalla segreteria di Stato
Emerge che il Conclave in assenza di “uomo forte”, ovvero espressione di una delle parti in cui è divisa la Chiesa, andrà alla ricerca di un pacificatore. L’idea di un conclave dove si consumassero rese dei conti appare come uno scenario da incubo, che i più tendono ad escludere. Riproporre uno scontro tra bergogliani e ratzingheriani significherebbe non capire che non solo cambia lo schema del Conclave ed è inutile attardarsi su vecchie divergenze. Insomma non è tempo di un “papa forte”, nel senso di espressione di una parte maggioritaria, con un profilo dottrinale marcato, in grado di imporsi ad una minoranza irriducibile di scontenti. Alla fine per evitare un lungo braccio di ferro si dovrà convergere su una candidatura di compromesso. Un nuovo Bergoglio che vada oltre Bergoglio. Dalla Chiesa ci si aspetta un segnale di concordia e di unità da additare al resto del mondo. Da questo punto di vista Francesco, tanto amato ma anche criticato in vita, nel giorno del suo funerale ha ottenuto la sua vittoria. Tutte queste indicazioni provenienti dalla penna di Massimo Franco portano a pensare come probabile l’elezione di un pacificare ed anche ricostruttore dellle strutture della Chiesa. E chi meglio di un italiano, che dia anche segnali di continuità con il papato di Francesco. i nomi sono noti, Pietro Parolin, che sarebbe meglio visto dalla parte dei conservatori, Matteo Zuppi, forse più amato dai progressisti e il giovane Pierbattista Pizzaballa (60 anni compiuti il giorno della morte di Francesco. Un presagio?) sta nel mezzo.
Naturalmente i candidati sono tanti. Da non trascurare il “Bergoglio asiatico” Luis Antonio Gokim Tagle e quello che sarebbe il papa nero, Frigolin Ambongo Besungu, 65 anni di Kinshasa. L’elenco è lungo, i papabili sono ben 133. Chissà chi avrebbe scelto Bergoglio, probabilmente si sarebbe affidato allo Spirito Santo, cosa che comunque, per chi crede, avverrà nella cappella Sistina.
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