Primi 100 giorni di Trump: un turbine che ha sconvolto gli USA e il mondo. Orizzonti di instabilità e i timori per un potere personalizzato

“Cento non più cento” si augura qualcuno, per altri l’auspicio è “cento di questi giorni”. Sta di fatto che nel giorno in cui Donald Trump festeggia i primi 100 giorni del suo secondo mandato alla Casa Bianca, non solo gli Stati Uniti, ma il mondo intero si dividono nel giudizio sulla ‘rivoluzione’ del tycoon. Il filo conduttore di questi cento drammatici giorni è l’instabilità. Altro che “re tentenna”, povero Carlo Alberto di Savoia. Trump ha fatto e disfatto di continuo, apparentemente senza bussola e quando ha visto che le cose non andavano secondo i suoi desiderata ha minacciato di bucare il pallone, come un bimbo stizzoso.

Putin

A pendere dalle sue labbra ci sono soltanto un paio di premier della vecchia e bistrattata Europa e qualche ‘caudillo’ delle repubbliche delle banane del centro America. Putin, sdoganato, se la ride sotto i baffi e gioca al gatto con il topo, sicuro di incassare tanto per cominciare i territori dell’Ucraina. Fin dal primo giorno, Trump ha emesso una raffica di ordini esecutivi (oltre 140), che hanno sconvolto gli Stati Uniti e i loro rapporti con il mondo. Nonostante i repubblicani abbiano la maggioranza in entrambe le Camere del Congresso, Trump ha preferito la via breve degli ordini esecutivi alla più complessa strada legislativa. Molti di questi sembrano voler rimodellare gli Stati Uniti secondo gli ideali ultraconservatori del “Progetto 2025”, stilato dal think tank reazionario Heritage Foundation; altri sembrano basati sulle preferenze personali del presidente, piuttosto che dettati da effettive priorità politiche. Uno slittamento verso un potere personalizzato, che Trump alimenta anche con gli annunci di un terzo mandato, al momento non costituzionale.

“Mi sto divertendo”

Il 47esimo presidente americano ha scosso norme consolidate all’interno e sfidato il sistema globale. “Governo il Paese e il mondo”, ha dichiarato in un’intervista alla rivista The Atlantic, e “mi sto divertendo molto”. Con gran sprezzo della realtà, dal suo social Truth, ha bollato come fake news i sondaggi che segnalano il tasso di consenso più basso tra tutti i presidenti degli Stati Uniti all’avvio del loro mandato. I suoi sostenitori sostengono che dietro ogni mossa e poi il suo contrario ci sia una strategia. Ma anche il cavallo di battaglia della campagna elettorale sulla cacciata degli immigrati, appare cento giorni dopo come un ronzino. Al di la’ delle catene e dei voli charter a febbraio – primo mese completo di mandato di Trump – sono stati espulsi circa 11.000 migranti. A febbraio 2021, il primo mese dell’amministrazione di Joe Biden, il numero era stato di circa 12.000.

Bluff

La guerra in Ucraina è ancora in corso e unica certezza sono le ampie concessioni fatte da Trump a Putin, nonostante sia stata Mosca ad aggredire Kiev. Al di là dei tanti tira e molla verbali, i partner europei hanno ormai chiaro che non possono più contare sugli Stati Uniti come prima. Anche l’economia in stile MAGA si è rivelata un bluff: per troppi americani fare la spesa al supermercato rimane costoso come all’inizio del mandato. E la promessa mantenuta di introdurre dazi protezionistici per combattere il deficit commerciale statunitense, ha reso molti prodotti fondamentali più costosi per i consumatori USA e messo a repentaglio consolidate relazioni commerciali con il resto del mondo. Il tutto in un quadro di perenne incertezza, perché il tycoon sospende o abolisce i dazi con la stessa rapidità con cui li introduce. E non bisogna dimenticare che migliaia di persone sono state licenziate dai loro posti di lavoro dalla accetta azionata dal fedelissimo trumpiano Elon Musk, che poi ha pensato bene di tagliare la corda lasciandosi macerie alle spalle. Questi primi cento giorni sono stati un turbine e al momento non si intravvede la quiete dopo la tempesta.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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