Festa a Roma per il cinquantesimo dell’indipendenza dell’Angola. L’ambasciatrice Josefa Sacko ha ospitato gli angolani della diaspora, il corpo diplomatico e gli amici del grande paese dell’Africa meridionale. L’11 novembre 1975, ha ricordato la diplomatica: “Nacque una nazione sovrana, libera dal dominio coloniale, che si affermò al mondo con il suo popolo determinato, orgoglioso della propria storia e padrone del proprio destino. Il raggiungimento dell’indipendenza fu il risultato di sacrificio, coraggio e unità. Oggi celebriamo mezzo secolo di un cammino fatto di sfide e successi. L’Angola è rinata dalle ceneri della guerra e si è rialzata nell’impegno per la pace e la democrazia. L’Angola è oggi una nazione riconciliata, consapevole delle proprie responsabilità regionali e determinata ad affrontare le sfide della crisi economica globale con coraggio e creatività”.
Stabilità
Sicuramente “l’Angola è un paese generosamente benedetto” per la bellezza del suo variegato territorio e per la ricchezza delle risorse naturali, ma “con fede e perseveranza – ha rimarcato l’ambasciatrice – siamo stati in grado di trasformare la sofferenza in speranza e aprire strade per uno sviluppo sostenibile”. Dal 2002, anno della pacificazione interna dopo 27 anni di drammatica guerra civile, “l’Angola è stata un pilastro di stabilità e solidarietà nel continente africano. Ha costantemente difeso i principi di autodeterminazione, cooperazione Sud-Sud e multilateralismo. Siamo – ha sottolineato l’ambasciatrice Sacko – un paese impegnato nello sviluppo condiviso, nella giustizia climatica e nella costruzione di un’Africa pacifica, prospera e integrata. L’Angola sostiene in modo fermo la creazione di un seggio permanente per l’Africa nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite“.
Piano Mattei
Celebrare questo anniversario in Italia – ha ricordato la diplomatica angolana, rivolgendosi anche all’ex ambasciatore d’Italia a Luanda, Cristiano Gallo, presente alla cerimonia – “è particolarmente significativo”, perché nel febbraio del 1976 Roma fu la prima tra i paesi dell’Europa occidentale a riconoscere l’indipendenza di Luanda. “Cinquant’anni dopo Angola e Italia mantengono elevati livelli di relazioni di cooperazione politica, diplomatica ed economica. Progetti come il Corridoio di Lobito, sviluppato in collaborazione con il governo italiano nell’ambito del Piano Mattei per l’Africa e dell’iniziativa Global Gateway dell’Unione Europea, sono esempi concreti di cooperazione lungimirante che collega i popoli, accorcia le distanze e crea opportunità di crescita condivisa. Nel quadro del continuo rafforzamento del dialogo e della cooperazione tra i nostri continenti, sarà un onore per l’Angola ospitare a Luanda, il 24 e 25 novembre prossimi, il settimo Vertice tra l’Unione Africana e l’UE, che segnerà anche il 25esimo anniversario del partenariato UA-UE”.
Piero Bruno
Nell’ambito delle celebrazioni del 50esimo anniversario dell’Indipendenza, il presidente della Repubblica dell’Angola, João Lourenço, per ricordare le personalità e le organizzazioni, che nel corso degli anni di lotta contro le forze coloniali unirono il loro impegno a quello del popolo angolano, ha conferito medaglie d’onore all’ex presidente della Repubblica, Giovanni Leone; all’ex presidente del Consiglio e leader della DC, Aldo Moro; e all’attivista terzomondista Marcella Glisenti, tra i promotori dello storico incontro in Vaticano tra i leader dei movimenti di liberazione delle colonie portoghesi e Papa Paolo VI. L’ambasciatrice Sacko ha poi voluto ricordare con parole significative “il giovane Piero Bruno, studente romano 18enne, militante di Lotta Continua, ucciso a Roma il 22 novembre 1975 durante una manifestazione a sostegno del popolo angolano e per il riconoscimento” della appena nata Repubblica. L’Ambasciata dell’Angola in Italia, in collaborazione con il Municipio 8 di Roma, ha scelto il piazzale antistante la scuola Armellini, dove studiò Piero Bruno, per collocare il busto di Agostinho Neto, primo presidente dell’Angola indipendente, poeta, medico e guerrigliero, “per garantire che la lotta comune per la giustizia e la libertà non venga mai dimenticata”.
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