Sinisa Karan, nazionalista filo-russo, è il nuovo presidente della Republika Srpska, l’entità serba della Bosnia Erzegovina. Ha ottenuto il 50,89% dei voti, contro il 47,81% del suo principale rivale, Branko Blanusa. Karan, 63 anni, ex ministro dell’Interno, era il candidato dell’ex presidente serbo-bosniaco, Milorad Dodik, rimosso dalla Corte costituzionale in ragione delle sue scelte politiche separatiste, in violazione degli accordi di pace seguiti alla sanguinosa guerra civile del 1992-95.
Dayton
Dodik è rimasto alla guida del partito Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti (SNSD), al potere da quasi due decenni e con forti legami con Belgrado. L’accordo di Dayton ha diviso il paese balcanico in due entità autonome: la Republika Srpska e la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, a maggioranza musulmana e croata. Il distretto misto di Brcko è stato istituito come zona cuscinetto. La Republika Srpska occupa circa il 49% del territorio della Bosnia ed Erzegovina e ospita il 33% della popolazione. Ha una propria Assemblea, un presidente, un governo, simboli nazionali, polizia e sistema postale. La Bosnia ed Erzegovina è guidata da una presidenza a rotazione, in rappresentanza dei tre popoli costitutivi.
Alto Rappresentante
Gli accordi di pace hanno istituito la figura dell’Alto Rappresentante a cui spettano dei compiti di controllo, di monitoraggio e supervisione, nonché il potere di imposizione di provvedimenti legislativi e di rimozione di pubblici funzionari che ostacolino l’attuazione della pace. La nomina dell’Alto Rappresentante è effettuata dallo Steering Board del Peace Implementation Council (PIC), un organo di 55 Stati ed organizzazioni internazionali (di cui l’Italia è membro permanente) ed è approvata ufficialmente dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
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