Costa Rica: la conservatrice Laura Fernandez vince le elezioni. Sicurezza e lotta alla criminalità, con la benedizione di Trump

La populista di destra Laura Fernandez sarà la seconda presidente donna della Costa Rica. La sua vittoria al primo turno è arrivata sulla scia delle promesse di reprimere la crescente criminalità legata alla droga, che minaccia la reputazione di paese pacifico della nazione centroamericana, travolta da un’ondata di violenza senza precedenti. La candidatura di Fernandez, 39 anni, per il Partito Popolare Sovrano, era stata indicata dal presidente uscente, Rodrigo Chaves.

Destra

La sua vittoria conferma una forte tendenza verso destra in America Latina, sulla scia del secondo mandato alla Casa Bianca di Donald Trump. Il furore degli elettori contro la criminalità e la corruzione ha portato alle vittorie di candidati conservatori in Cile, Bolivia, Argentina e Honduras. Secondo i risultati diffusi dal Tribunale Elettorale Supremo (TSE), Fernandez ha ottenuto il 48,3% dei voti, una percentuale superiore al 40% necessario per evitare il ballottaggio. Il partito di Fernandez otterrà la maggioranza di 31 seggi su 57 nel Congresso. Gli altri candidati alla presidenza sono rimasti molto indietro: l’economista Alvaro Ramos ha ricevuto il 25,3%, mentre l’architetto ed ex first lady Claudia Dobles ha ottenuto meno del 5%. “Il cambiamento sarà profondo e irreversibile”, ha affermato Fernandez durante il suo discorso per celebrare la vittoria. Ha promesso di “combattere senza sosta” per garantire che la Costa Rica “prosegua sulla strada della crescita economica, della libertà e, soprattutto, del progresso del nostro popolo”.

Omicidi

Negli ultimi sei anni il tasso di omicidi è aumentato del 50%, a causa delle guerre tra cartelli messicani e colombiani. Fernandez potrebbe seguire la strada del presidente di El Salvador, Nayib Bukele, che ha incarcerato in via preventiva migliaia di presunti membri delle gang, con l’obiettivo di ridurre il tasso di criminalità. Prevista la costruzione di una prigione di massima sicurezza, sul modello del centro di detenzione salvadoregno di Bukele, dove a inizio dello scorso anno Trump ha inviato alcune centinaia di immigrati presunti criminali, soprattutto venezuelani, espulsi dagli Stati Uniti. Anche il predecessore di Fernandez, Chaves, ha firmato un accordo con gli Stati Uniti per il trasferimento di migranti provenienti da paesi terzi. Fernandez ha affermato di essere disposta a dichiarare lo stato di emergenza e a revocare alcuni diritti, se la criminalità organizzata dovesse ulteriormente radicarsi in determinate aree del paese. La nuova presidente presterà giuramento l’8 maggio.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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