Editoria: ondata di licenziamenti al Washington Post. Il quotidiano USA di proprietà del boss di Amazon, il multimiliardario Jeff Bezos

Ondata di licenziamenti al Washington Post, il prestigioso quotidiano statunitense famoso nel mondo per l’inchiesta sul caso Watergate, condotta dai reporter Bob Woodward e Carl Bernstein, che portò alle dimissioni del presidente Richard Nixon nel 1974. I licenziamenti colpiscono in particolare i giornalisti dello sport, delle cronache locali e i corrispondenti dall’estero.

Autorevole

Il giornale, fondato nel 1877, è dal 2013 di proprietà del boss di Amazon, il multimiliardario Jeff Bezos, nella top 5 degli uomini più ricchi del pianeta. Di area liberal e particolarmente autorevole, dal 1936 i suoi giornalisti hanno vinto più di 76 premi Pulitzer, il Washington Post è tra i media che si sono ritrovati nel mirino delle critiche del presidente Donald Trump. In una nota dell’editore si afferma: “Stiamo intraprendendo una serie di azioni difficili, ma decisive per il nostro futuro, che equivalgono a una significativa ristrutturazione dell’intera azienda”. Verranno licenziati più di 300 giornalisti su 800, con una riduzione del corpo redazionale di circa il 30%. Allontanati anche dipendenti del settore marketing. Il quotidiano, nonostante Bezos abbia costruito il suo impero sulle vendite online, appare in difficoltà soprattutto nella diffusione via web. Matt Murray, direttore esecutivo del Post, ha dichiarato che l’azienda ha perso troppo e per troppo tempo e non ha soddisfatto le esigenze dei lettori.

Copertura

Le nuove indicazioni editoriali sembrano focalizzare gli interessi del quotidiano sulle news di cronaca e politica nazionali, oltre che sull’economia e sulla salute, riducendo la copertura di tutti gli altri argomenti. “Si tratta di posizionarci – ha rimarcato Murray – per diventare più essenziali nella vita delle persone, in un panorama dei media sempre più affollato, competitivo e complesso”. È prevista la chiusura della sezione libri, così come del podcast di notizie quotidiane “Post Reports”. Secondo Murray “il Post deve “diventare più agile e trovare nuovi modi di lavorare e innovare per capire cosa i nostri clienti vogliono di più e cosa vogliono di meno. So che ognuno di noi crede profondamente in questa testata e tutti vogliamo salvarla”.

Esteri

Drasticamente ridotta la copertura internazionale, con il licenziamento di corrispondenti e reporter a partire dal Medio Oriente, dall’India e dall’Australia. Il responsabile della sezione esteri, Peter Finn, una volta appresa la portata dei tagli, avrebbe chiesto di essere licenziato, piuttosto che essere coinvolto nella pianificazione degli stessi. I giornalisti sono stati informati del taglio dei loro posti di lavoro via email. Bezos, che si vanta di aver salvato il Washington Post con l’acquisizione ai tempi della prima crisi della carta stampata, ha detto che intende salvare il quotidiano “una seconda volta”. La crisi dell’editoria nell’epoca del web e ora dell’intelligenza artificiale è un fatto preoccupantemente noto, che ha visto il pubblico frammentarsi su diverse piattaforme di social media, indipendentemente dalla loro autorevolezza. Gli editori stanno sperimentando a livello internazionale la creazione di flussi di entrate alternativi, come abbonamenti premium e di nicchia e la realizzazione di eventi e di nuovi prodotti.

Giorni bui

Martin Baron, direttore del Washington Post fino al fino al suo pensionamento nel febbraio 2021, parla di “uno dei giorni più bui nella storia di una delle più grandi testate giornalistiche del mondo. Le ambizioni del Washington Post saranno drasticamente ridotte, il suo staff talentuoso e coraggioso sarà ulteriormente impoverito e al pubblico verrà negata la possibilità di un’informazione basata sui fatti, di cui c’è più che mai bisogno”. La Washington Post Guild, il sindacato dei dipendenti, segnala che “una redazione non può essere svuotata senza conseguenze per la sua credibilità, la sua portata e il suo futuro”. Severo il giudizio su Bezos: se “non è più disposto a investire nella missione che ha caratterizzato questo giornale per generazioni, allora il Post merita un amministratore che voglia farlo”.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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