I fedeli di Khamenei sparacchiano a caso missili sul Golfo. Washington offre immunità ai pasdaran che si arrendono, per gli analisti non è da escludere un regime militare
Un attacco al cuore del potere degli ayatollah. Stati Uniti e Israele hanno lanciato una nuova operazione militare congiunta contro la Repubblica islamica, dopo la guerra dei dodici giorni del giugno 2025, che puntava a distruggere le infrastrutture nucleari di Teheran. Oggi in Iran nel mirino ci sono i grossi calibri del regime fondato da Khomeyni, a partire dalla ‘guida suprema’ l’ayatollah Ali Khamenei. Un portavoce delle forze armate israeliane IDF ha rimarcato: “Diverse figure di alto livello sono state eliminate”, tre siti in cui si erano radunati membri del governo iraniano sono stati colpiti contemporaneamente durante i primi bombardamenti.
Obiettivi
IDF e forze armate USA, che dispongono di una superiorità aerea praticamente totale sui cieli iraniani, hanno collaborato “strettamente” per stilare un elenco di obiettivi “pregiato e ampio”. Nelle dichiarazioni il regime, indebolito da una grave crisi economica, ma pronto a reprimere nel sangue di decine di migliaia di morti il forte sentimento di protesta popolare allargatosi nel paese da gennaio scorso, ha minacciato fuoco e fiamme. Il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ha annunciato che verranno utilizzate “tutte le sue capacità militari”, anche se al momento il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, i pasdaran, ha sparacchiato missili e droni a casaccio su tutti i vicini paesi dell’area del Golfo. Le forze di sicurezza, che senza nessuna remora obbediscono all’ordine del sistema di sparare e uccidere migliaia di concittadini in piazza per rivendicare la libertà, sembrano al momento avere difficoltà dal punto di vista della risposta bellica. L’apparato militare iraniano appare soprattutto repressivo a uso interno e d’altronde neppure le sue creature da Hamas a Hezbollah, agli Houthi sono mai andati oltre capacità para terroristiche, anche se in alcuni casi con esiti sanguinari.
Nucleare
Il regime iraniano ha sempre negato di volere un’arma nucleare, ma ha continuato ad arricchire l’uranio a livelli eccedenti qualsiasi uso di tipo civile. Come minimo gli ayatollah intendevano avere la possibilità di costruire una bomba. Il presidente Donald Trump ha esortato “il grande popolo iraniano” a “prendere il controllo del proprio destino” e a rovesciare la leadership islamica. “Quando avremo finito, prendete il controllo del vostro governo. Questa sarà probabilmente la vostra unica possibilità per generazioni – ha detto Trump -. L’America vi sostiene con una forza travolgente e devastante. Ora è il momento di prendere in mano il vostro destino e di aprire al futuro prospero e glorioso che è a portata di mano. Questo è il momento di agire. Non lasciatevelo sfuggire”.
Gheddafi
Nel 2011 di fronte alla rivolta popolare contro il regime di Muammar Gheddafi in Libia, in molti casi i militari defezionarono. E Trump, come avvenuto a gennaio scorso in Venezuela, apre una porta a eventuali cambi di casacca: “Ai membri della Guardia Rivoluzionaria Islamica, alle forze armate e a tutta la polizia, dico che dovete deporre le armi e poter godere di immunità. O, in alternativa, affrontare una morte certa. Quindi, deponete le armi, sarete trattati equamente”. Le radici dell’Islam sciita iraniano, legate anche al motivo ricorrente del martirio, sembrano tuttavia più solide di quelle ideologiche del “Libro verde” del colonnello. Ma tentar non nuoce… Alcuni analisti notano che mentre il regime degli ayatollah non può sopravvivere senza le Guardie della rivoluzione, le Guardie possono funzionare anche senza il regime. E quindi il passaggio da un’oligarchia religiosa a una dittatura militare – vista l’attuale carenza di una opposizione politica organizzata – potrebbe essere una soluzione da non escludere per il futuro dell’Iran.
Ti piace questo articolo? Imposta in20righe come fonte preferita su Google.
Imposta in20righe come fonte preferita







