Domenica e lunedì si vota per il referendum costituzionale che chiede ai cittadini di confermare o respingere la riforma della giustizia proposta dal governo e approvata dal Parlamento, ma senza la maggioranza qualificata dei due terzi. Ciò ha portato alla consultazione popolare e, trattandosi di referendum confermativo, non è previsto il quorum, vince chi ottiene più voti validi. Al netto del giudizio politico su una riforma della Costituzione repubblicana voluta dal primo governo con un partito post-missino come forza principale della maggioranza e dell’intensa campagna condotta in prima persona dalla premier, può essere utile una panoramica delle voci degli esponenti dell’arco che va dal centro alla sinistra.
Schlein
La segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, ha scelto una linea netta per il NO, per motivi sia di merito sia di metodo. Le principali critiche sono: la separazione delle carriere rischia di indebolire l’autonomia della magistratura; la riforma modifica la Costituzione senza un largo consenso parlamentare; il progetto è visto come parte di un disegno più ampio della destra sulla giustizia. Il Pd sostiene che una riforma costituzionale dovrebbe essere condivisa tra maggioranza e opposizione e non dovrebbe poi essere percepita come uno scontro con la magistratura. “Il governo – spiega Elly Schlein, in una intervista alla nuova Rinascita diretta Goffredo Bettini – ha voluto la prova muscolare sulla riforma della giustizia e deciso di non cambiare una virgola al testo presentato. Qui sono in gioco la divisione dei poteri e la legalità. E il prossimo passo della destra sarà quello della concentrazione dei poteri nell’esecutivo con il premierato”.
Calenda
Voterà SÌ Carlo Calenda. Il leader di Azione lo sostiene per coerenza con la sua impostazione garantista e liberale sulla giustizia. In particolare, è favorevole alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e alla riforma del CSM. Pur essendo all’opposizione del governo Meloni, Calenda ritiene che una riforma giusta vada votata a prescindere da chi la propone. Insomma, sintetizza su Instagram, “al referendum sulla giustizia voteremo SÌ, perché era parte del nostro programma elettorale. Ma le priorità per il paese ora sono sicurezza e crescita. E su questo il governo non sta facendo nulla. Abbiamo fatto proposte, ma come al solito galleggiano. Anche la sinistra attuale, però, è un disastro”.
Renzi
Matteo Renzi, leader di Italia viva, è per la libertà di voto, “perché questo referendum tocca in modo ambiguo un punto comunque marginale della giustizia”. Per Renzi “la separazione delle carriere è un principio che condividiamo da sempre”, ma “comunque vada da lunedì dovremo mettere mano alle vere riforme della giustizia”. E su Il Foglio rimarca: “Per due volte ho annunciato il voto di astensione del mio gruppo partendo da questo dato politico: siamo a favore della separazione delle carriere, ma non siamo a favore di questo testo”. E allora: “Chi pensa che sia importante dare un segnale contro gli errori della magistratura voti tranquillamente SÌ” e “chi pensa che sia importante dare un segnale contro la propaganda del governo voti tranquillamente NO”.
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