Bocciato il referendum sulla cannabis, passano il vaglio di ammissibilità da parte della Corte Costituzionale cinque dei sei quesiti relativi alla giustizia tra i quali quello sulla separazione delle carriere dei magistrati.
Bocciato invece il referendum sulla responsabilità civile delle toghe, come era successo ieri con quello sull’eutanasia legale. Alla bocciatura dell’eutanasia ha fatto riferimento il presidente della Corte Giuliano Amato nella conferenza stampa finale quando ha detto: “Leggere o sentire che chi ha preso la decisione non sa cosa è la sofferenza ci ha ferito ingiustamente”.
Il leader della Lega Matteo Salvini è stato il primo a commentare le decisioni della Consulta con un euforico “Vittoria!”.
La Lega, che aveva raccolto 4,2 milioni di firme in otto regioni governate dal centrodestra, e i Radicali, storici animatori di battaglie referendarie, erano i presentatori dei quesiti sulla giustizia. La Consulta ne ha dichiarato ammissibili cinque su sei e gli italiani potranno così votare – in una domenica tra aprile e maggio – per cancellare la legge Severino sulla incandidabilità e decadenza di parlamentari e uomini di governo condannati a 2 anni, sulla separazione delle carriere dei magistrati (annosa questione che spacca il mondo politico da Tangentopoli), sulla stretta alla custodia cautelare e sul via libera alle candidature per il Csm senza bisogno di una raccolta di firme tra 20 e 50. Fratelli d’Italia ha già fatto sapere che votarà solo due dei quesiti sulla giustizia, quello sul Csm e quello sulla separazione delle carriere.
Il ‘no’ della Corte al referendum sulla cannabis è stato motivato con il riferimento, contenuto nel quesito, alle droghe pesanti, il che avrebbe significato – ha spiegato Amato – “violare obblighi internazionali”. I presentatori di quel referendum (Radicali, +Europa, associazione Luca Coscioni e altri) chiedevano di intervenire sia sul piano della rilevanza penale per quanto riguarda le condotte legate alla cannabis, sia su quello delle sanzioni amministrative in riferimento alla detenzione, con l’obiettivo di depenalizzare la coltivazione e l’uso personale.
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