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martedì, 5 Luglio 2022

Bufera sugli assistenti civici (ma non chiamateli ‘ronde’)

“Dispensatori di buona educazione”: devono essere chiamati così – “non certo ronde anti-Covid” come qualcuno si è affrettato a battezzarli – i 60.000 volontari o “assistenti civici” che secondo il ministro delle Regioni Boccia e il presidente dei Comuni italiani De Caro dovrebbero presto essere reclutati con un bando. Per fare cosa? Secondo i ‘padri’ della proposta “per dare una mano ai comuni e alla Protezione civile nel far rispettare le regole anti-coronavirus, in particolare il distanziamento sociale sulle spiagge e nei mercati”. Candidati a fare gli assistenti civici i disoccupati, i percettori del reddito di cittadinanza e di emergenza, i volontari della Protezione civile già impiegati nel periodo del lockdown. L’impegno sarebbe di 16 ore settimanali. Ma sull’iniziativa è scoppiata subito una bufera politica con bocciature trasversali provenienti non solo dall’opposizione ma anche della maggioranza e dallo stesso governo. Una polemica montante che ha costretto il premier Giuseppe Conte a convocare un vertice a palazzo Chigi con lo stesso Boccia – che si è fatto riprendere dalle telecamere con in mano la pettorina che dovrebbero indossare gli assistenti civici – con il ministro del Lavoro Catalfo e quello degli Interni Lamorgese in collegamento video. L’idea Boccia-De Caro sugli assistenti ha trovato resistenze, per usare un eufemismo, nei Cinquestelle (“proposta non concordata” ha detto il capo politico Crimi), in Matteo Renzi che l’ha definita “una follia” e anche in alcuni settori del Pd e di Leu. “Un ministro – ha commentato il leader di Italia Viva –  ha annunciato la creazione di un corpo di 60.000 assistenti civici. Boh, solo a me sembra una follia finalizzata ad avere visibilità?… Non sarebbe meglio valorizzare di più il terzo settore e il servizio civile?”. Ha sparato a zero sulla proposta l’opposizione: Salvini ha detto che non sta nè in cielo nè in terra, idem per Forza Italia. E la Meloni ha parlato di “pulsioni autoritarie” del governo. Ma il distinguo più delicato è quello manifestato senza mezzi termini dal Viminale, cioè dalla ministra Lamorgese che ha fatto sapere di non essere stata nè consultata nè informata in anticipo sull’iniziativa. E avrebbe dovuto esserlo se non altro perchè è chiaro che un assistente civico senza potere coercitivo non avrebbe altra soluzione – se attaccato da qualche disobbediente facinoroso o da qualche gruppetto di giovani incuranti delle regole anti-Covid – che chiamare in suo soccorso le forze dell’ordine. Uno scenario plausibile e temuto dalla ministra Lamorgese che ha fatto sapere infatti di essere contraria “ad un aggravio di compiti aggiuntivi” per polizia e carabinieri. Una sorta di de profundis per l’iniziativa. Conte ha voluto farsi mediatore ed ha convocato il vertice di stasera per trovare, se possibile, una soluzione di compromesso.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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