Nessuna tentazione di dare vita a un proprio partito e massimo impegno per la ripresa del paese dopo l’emergenza Covid, sulla base di un piano che “avrà una forza incredibile”. Alla vigilia degli Stati di Villa Pamphili, il premier Giuseppe Conte fa il punto della situazione con una serie di interviste ai quotidiani. Sul ‘recovery plan’, che verrà presentato ufficialmente a settembre, il presidente del Consiglio anticipa la questione chiave della riapertura dei cantieri per la realizzazione di infrastrutture decisive, dall’alta velocità al Sud alla rete 5G, per una spesa di 120 miliardi in più anni.

Dotazione Intanto con il varo in Consiglio dei ministri del Family Act il primo passo sulla strada della ripartenza è stato fatto. Per Conte si tratta di misure destinate a “valorizzare la crescita armoniosa dei nostri giovani e per favorire la conciliazione della vita familiare con il lavoro, in particolare quello femminile”. Quanto agli Stati Generali assicura: “Non sarà una sfilata o una passerella. Non ne abbiamo bisogno, il Paese non ci consente di fare kermesse di sorta. La dotazione finanziaria europea non è un tesoretto che il governo spende liberamente, ma una grande responsabilità da condividere con tutte le forze”. E il governo continuerà a lavorare a Bruxelles per anticipare i tempi della disponibilità delle risorse europee, lasciando aperta la questione dell’utilizzo o meno del Mes al confronto in Parlamento.

Alibi Un chiarimento anche sul piano Colao, un contributo di “schede” su cui gli “esperti hanno fatto un grandissimo lavoro”. Quanto all’inchiesta di Bergamo per la mancata chiusura delle ‘zone rosse’ in Lombardia, il premier conferma: “Ho agito in scienza e coscienza”. Porta chiusa alle voci sul partito personale: “Sarebbe folle dedicare anche un minimo di energie a questi pensieri. Non sono qui per interessi personali o per coltivare un mio partito, ma per svolgere questo servizio”. Un ottimismo quello del premier non condiviso dall’editorialista del Corriere della sera, Ernesto Galli della Loggia, che parla di un “alibi dei tavoli” e rileva: il sogno di Conte è “la decisione che vada bene a tutti, che metta tutti d’accordo”, scelte “quasi sempre pessime. perché prese per l’appunto allo scopo di soddisfare le opinioni e gli interessi di chiunque, suddividendo le risorse mille rivoli. Cioè sperperandole”.