Tensione alle stelle al confine tra Cina e India, tra le catene montuose del Karakorum e dell’Himalaya. Almeno 20 soldati indiani sono rimasti uccisi in uno scontro con forze cinesi nell’area del Ladakh nella contesa regione del Kashmir. Alla frontiera tra i due colossi asiatici si è registrata negli ultimi giorni una escalation della tensione, ma è la prima volta da 45 anni che si hanno delle. Secondo Nuova Delhi, Pechino non avrebbe rispettato i termini dell’accordo raggiunto una settimana fa per il rispetto della linea di confine nella valle di Galwan.
Confronto fisico
In un primo momento si era parlato di tre morti, ma successivamente è stato chiarito che gli altri militari indiani sono deceduti per le difficoltà di soccorrere i feriti per le temperature sotto lo zero. Lo scontro è avvenuto con mazze, bastoni e lancio di pietre. Anche il ministero degli Esteri cinese ha confermato un “confronto fisico violento” nell’area di confine. Il portavoce, Zhao Lijian, ha detto che le truppe indiane avevano attraversato la linea di confine due volte nella giornata di lunedì. Da parte di Pechino non si ha notizia di vittime.
Basi
Cina e India sono potenze nucleari, hanno combattuto una guerra nel 1962 da cui Delhi uscì sconfitta e i cinesi entrarono in possesso di aree ora contese. Il 5 maggio una colluttazione era scoppiata nei pressi nel lago Pangong Tso a 4.270 metri di quota e poi il 9 maggio a circa 1.200 chilometri a est un’altra mega rissa con feriti era scoppiata nello stato indiano federato del Sikkim. Negli ultimi 10 anni, l’India ha potenziato le infrastrutture di confine, realizzando nuove strade e basi aeree in remote aree dell’Himalaya. La Cina ritiene a sua volta strategiche le aree conquistate, perché consentono il collegamento tra il Tibet e lo Xinjiang.
Dialogo
Negli ultimi tre decenni diverse serie di colloqui non hanno portato a risolvere le controversie su una linea di confine di quasi 3.400 chilometri, la cosiddetta Linea McMahon fissata nel lontano 1914 e non riconosciuta dalla Repubblica popolare. “Chiediamo che la parte indiana blocchi rigorosamente le sue truppe – ha affermato Zhang Shuili, portavoce dell’Esercito Popolare di Liberazione, le forze armate cinesi -, fermi immediatamente tutte le violazioni e le azioni provocatorie e lavori insieme a noi per tornare sulla strada del dialogo e dei negoziati per risolvere le controversie”.