Giuseppe Conte ha parlato di clima “proficuo” ma l’impressione generale è che non si sia sciolto il gelo tra Governo e Confindustria. Il premier e il leader degli industriali, Carlo Bonomi, si sono confrontati nell’evento-clou della quarta giornata degli Stati generali, non dissipando quella freddezza che data da quando una settimana fa Bonomi disse che l’inerzia del governo nel sostegno alle imprese poteva provocare più danni della pandemia. Conte rispose che dal coté industriale avrebbe voluto sentire proposte piuttosto che le solite lamentale. E oggi non si è ricucito quello strappo, anzi si è riproposto lo stesso copione, con gli industriali a incalzare e battere cassa nei confronti del governo sulla cassa integrazione (“anche questa ultima proroga di quattro settimane sarà anticipata dalle imprese” ha detto Confindustria), sui crediti che le imprese vantano nei confronti dello stato e che ancora devono essere onorati, sui ritardi nell’applicazione del decreto liquidità e sui 3,4 miliardi di accise sull’energia che una sentenza della Cassazione ha stabilito debbano essere restituiti agli imprenditori e che invece sono ancora trattenuti dallo stato.  Un pressing rispetto al quale Conte non ha potuto ancora opporre un piano di rilancio dell’economia – “Ma ciò che è stato anticipato è stato apprezzato” ha detto il premier – perchè ancora in via di elaborazione. Il premier si è scusato per i ritardi nelle misure a sostegno delle imprese, che al contrario di quanto pensa Confindustria restano la via maestra individuata dal governo per il rilancio dell’economia del paese, per gli intoppi sulla Cig e sulla liquidità, ma non si è certo voluto caricare dell’onere  dei ritardi strutturali accumulati dal sistema Italia negli ultimi vent’anni. Come dire: io rispondo solo degli ultimi due. Ma la crisi post-lockdown dovrebbe davvero imporre negli interventi un ruolino di marcia accelerato anche per non disperdere i finanziamenti dall’Europa e l’incontro Conte-industriali si è svolto in un clima dominato dalle brutte notizie diffuse oggi dall’Istat con gli ultimi dati sul fatturato dell’industria ad aprile: “Cifre che fotografano una congiuntura drammatica” ha commentato Conte. Il fatturato è calato del 29,4% rispetto a marzo, del 23,9% nella media dello stesso trimestre del 2019, il calo del fatturato è esteso sia al mercato interno che a quello estero “e questo raddoppia l’effetto discesa, la caduta”. “Ci siamo trovati a fare interventi come la Cassa integrazione – ha spiegato Conte a Bonomi – che normalmente facevamo nell’arco di cinque o sei anni. Stesso discorso anche per le necessità delle imprese, dove c’erano aspettative di pochi giorni e poche settimane. E’ chiaro che delle criticità si sono rivelate e anche sulla prospettiva della liquidità non è sufficiente disegnare un modello normativo pensando che possa conformarsi all’unisono in maniera perfetta. Facciamo ammenda per eventuali carenze che si stanno dimostrando e abbiamo l’umiltà di ammettere ritardi ed errori. Fermo restando – ha concluso Conte – che certo non possiamo essere chiamati a rispondere di carenze strutturali che il sistema Italia si porta dietro da circa 20 anni”.