Conte e il Pd pronti ad andare a braccetto dopo gli Stati generali per il rilancio del Paese. Un lavoro di grande portata, perché – assicura il premier – “non ci accontentiamo di qualche riforma”, ma l’obiettivo è “reinventare l’Italia”. Si tratta di mettere in campo quelle “scelte concrete” chieste dal segretario dem, Nicola Zingaretti. Così, proprio nel momento in cui nel Pd si torna a parlare di ‘fuoco amico’ con richieste di congresso e di nuova leadership, ecco che Conte elogia l’alleato con cui vuole arrivare alla fine della legislatura: il Pd è “una forza affidabile” e Zingaretti un “uomo dalle idee chiare”. Il presidente del Consiglio sottolinea: “Lavoriamo in maniera costruttiva. Qualche fibrillazione c’è, ma sono assolutamente fiducioso per il lavoro che stiamo facendo”.

Concretezza

Attestato subito raccolto da Zingaretti: “Dagli Stati generali esce un lavoro utile per costruire la nuova agenda di governo. Nessun governo ha mostrato la stessa volontà di coinvolgimento e di ascolto. Ora è il tempo delle scelte e della concretezza. Andiamo “avanti uniti” e con “l’Europa per costruire un’Italia semplice, della conoscenza, digitale, green, delle opportunità e della solidarietà”. Spazio anche a un po’ di orgoglio di partito, di fronte alle critiche piovute soprattutto dal sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, portavoce di un ‘sentiment’ neo-rottamatore. “Tutto questo – sostiene Zingaretti – non sarebbe stato possibile senza una seria svolta europeista del Paese”, di cui “il Pd è stato ed è il fulcro. Il Pd è la principale forza della rinascita italiana”.

Pilastro

Gori vorrebbe alla guida del partito una figura popolare come il neo governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. Leali con Zingaretti il capo della delegazione dem al governo, il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, ma anche il capogruppo al Senato, Andrea Marcucci – ritenuto da alcuni osservatori come uno dei possibili ‘congiurati’ – che dice: discutere della segreteria “non è un tabù”, ma oggi vengono prima altre cose, “abbiamo bisogno di spingere il governo a un’azione incisiva”. Un altro ex renziano, il deputato Emanuele Fiano, prende le distanze da Gori: “Onestamente la sua uscita mi risulta incomprensibile e sbagliata”. Il consigliere di Zingaretti, Goffredo Bettini, parla di “evidente ingenuità rispetto ai tempi scelti. Siamo nel mezzo di una fase drammatica e al tempo stesso non priva di possibilità di riscatto”, con il Pd “pilastro di un governo che ha emarginato la destra sovranista e affrontato la pandemia con dignità e serietà”.