C’è anche il tenore Andrea Bocelli – “C’è stato un momento durante il lockdown in cui mi sono sentito umiliato e offeso dalla privazione della mia libertà senza aver commesso un crimine. Ammetto di averlo violato” – tra i partecipanti al convegno dei cosiddetti ‘negazionisti’ del Covid-19 tenutosi stamane al Senato. L’appuntamento, preceduto da varie polemiche, su iniziativa del leghista Siri, di Vittorio Sgarbi e di un drappello di scienziati, medici come il prof. Zangrillo, e costituzionalisti come Sabino Cassese e Michele Ainis, per contestare la narrazione drammatica ed emergenziale della pandemia da Coronavirus.

Al convegno ha partecipato il leader della Lega Matteo Salvini che si è rifiutato di indossare la mascherina pur sollecitato da un commesso di palazzo Madama e che ha accusato di “terrorismo mediatico” i bollettini quotidiani sull’andamento del virus emessi dalla Protezione civile. “C’è la sensazione di essere in un ritrovo di carbonari, di negazionisti – ha detto Salvini – Se c’è gente strana, io qui  mi trovo benissimo”.  Ed ha aggiunto: “La libertà di pensiero è il primo bene a rischio: c’è un fronte di chi ha un’idea diversa rispetto al mainstream. Io mi sono rifiutato di salutare di gomito. Se uno mi allunga la mano, mi autodenuncio, gli do la mano. Tanto un processo più, un processo meno… “. L’appuntamento, ha sottolineato Sgarbi, dovrebbe portare all’elaborazione “di un manifesto della verità. Le istituzioni devono ascoltare anche la voce di chi dice da settimane che in Italia il Covid non c’è più. Esiste un rapporto ufficiale del governo tedesco che definisce il Covid 19 come falso allarme globale. Da due mesi – ha aggiunto il critico d’arte e senatore – non c’è un solo morto di Coronavirus”.

Per Sgarbi sarebbe quindi “necessario creare un comitato scientifico alternativo, ma altrettanto valido per competenze ed esperienze, a quello istituzionale del governo”. Insomma un nucleo di medici, biologici, giuristi, scienziati, ricercatori e intellettuali per tracciare, in pratica, una strada verso il “liberi tutti”, un ritorno alla normalità senza mascherine, chiusure, lockdown e in definitiva di regole. Per uno degli organizzatori, il leghista Siri, “esiste un rischio oltre che sanitario per la libertà. C’è stata un po’ di esagerazione nella narrativa sul virus, allarmismo. Il pericolo è che parlare di una seconda possibile ondata possa avere una grave incidenza sul Pil”. Per il costituzionalista Ainis “non possiamo negare che ci sia una pandemia mondiale con oltre 16 milioni di persone contagiate. Ma dobbiamo anche ammettere – ha aggiunto – che sono state violate alcune libertà costituzionali. Nel nostro sistema è compito del Parlamento dichiarare l’emergenza non il governo. Nella prima parte della crisi le Camere invece sono rimaste mute, il governo ha abusato nell’uso dei Dpcm. Il virus della ‘decretite’ – ha concluso – ha infettato il nostro ordinamento”