Beirut, come un’atomica

Il rumore dell’esplosione l’hanno sentito fino a Cipro, distante 200 chilometri. Il tremore è stato come quello di una scossa di terremoto di magnitudo 4.5. In Kilotoni la potenza è stata quella di un ordigno nucleare tattico. Beirut e il Libano tramortiti dalla strage per la doppia esplosione avvenuta nel pomeriggio nella zona del porto della capitale che ha provocato 75 morti e 3.700 feriti, tra cui un militare italiano.

Un bilancio però solo provvisorio e in via di aggiornamento ora dopo ora mentre si cercano le persone intrappolate tra le macerie dei palazzi crollati come castelli di carte investiti da un’onda d’urto possente, devastante, distruttrice che ha polverizzato la zona portuale. Una giornata tragica per un Libano, paese già martoriato da una guerra civile infinita. Anche se il pensiero di molti al rumore sordo dell’esplosione è subito corso alla miriade di attentati che hanno caratterizzato la storia recente di questo paese una volta chiamato la Svizzera del Medio Oriente, questa volta causa della strage – secondo le fonti ufficiali – è un incidente: a provocare le esplosioni è stato infatti un incendio divampato in un deposito nel porto dove erano immagazzinate 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, sequestrate diversi mesi fa da una nave.

Israele e Hezbollah si erano subito tirati fuori. La versione dell’incidente è stata confermata dal presidente Michel Aoun, dopo una riunione d’emergenza del Supremo consiglio della Difesa nel palazzo presidenziale di Baabda, nel corso del quale lo stesso Aoun ha lanciato un appello ai paesi amici: “Aiutateci!”. E’ “inaccettabile”, ha scritto Aoun in un tweet, che 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio fossero tenute immagazzinate in condizioni “non sicure”. Inaccettabile, Un’inchiesta è in corso per appurare cosa abbia provocato l’esplosione.

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Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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