Ormai ci siamo e la paura di non farcela continua a serpeggiare malgrado le assicurazioni ai più alti livelli, con quella voglia matta da parte di alcune regioni di spostare l’inizio dell’anno scolastico dal 14 al 24 settembre, finita la fase elettorale. Presidi, docenti e genitori pretendono dalla politica e dagli scienziati linee guida e regole precise per non piombare nel caos già il primo giorno, un’eventualità temuta da molti non solo per il fatto che il 14 settembre si metteranno in movimento dieci milioni di persone dopo una chiusura di sei mesi ma anche perchè il paese è alle prese con una pandemia da coronavirus non ancora domata con cui si dovrà comunque convivere. Il governo si affanna a confermare la data d’avvio dell’anno scolastico e appronta milioni di banchi e di mascherine ma questo non basta per placare le polemiche politiche (o a togliere la ministra Azzolina, intorno alla quale fanno quadrato i Cinquestelle, dal mirino delle opposizioni).

Intanto oggi, in attesa che in serata si riunisca proprio sulla scuola la Conferenza stato-regioni, il governo ha fatto un altro passo avanti promuovendo un summit di 53 paesi con l’Organizzazione mondiale della Sanità per creare una sorta di “coalizione” finalizzata ad un’azione congiunta sulle migliori misure possibili per un’offerta di istruzione scolastica sicura per tutti. E’ questo infatti il primo degli impegni sottoscritti in una dichiarazione congiunta del direttore Regionale per l’Europa dell’Oms Hans Kluge e del ministro della Salute, Roberto Speranza, al termine del summit. “Non possiamo lasciare che i bambini diventino le vittime nascoste di questa pandemia” si legge nella dichiarazione. Misure da attuare nel momento in cui si decide di riaprire dopo una lunga chiusura consapevoli che “lo stop delle scuole può provocare effetti gravi in termini di istruzione e di salute, compresa quella mentale, lo sviluppo sociale e il rischio di trovarsi in un ambiente familiare violento”.

Quali misure? “Abbiamo convenuto – hanno spiegato Kluge e Speranza – che esiste un’ampia gamma di misure che possono essere prese in considerazione per la riduzione del rischio negli ambienti scolastici”. Su tutte, “quelle protettive che vanno dall’igiene delle mani al distanziamento fisico, all’uso di mascherine dove appropriato (obbligatorie dopo i 6 anni, ha chiarito ieri il ministro Speranza, ndr), alla permanenza a casa in caso di malattia”. Sono queste “le pietre angolari di un’istruzione scolastica sicura” in un periodo di convivenza con Covid-19. In un’intervista all’Huffington Post il titolare della Sanità aveva approfondito il tema. Su eventuali casi di contagio a scuola, Speranza ha spiegato che “studente o insegnante, la valutazione viene fatta dal dipartimento di prevenzione, a partire dal contact tracing. Così si decide come intervenire: tamponi, quarantena, eccetera. È chiaro che con un solo caso non si chiude la scuola“. Sull’uso delle mascherine a scuola il ministro aveva ribadito la linea del Cts: “è obbligatoria, oltre i 6 anni, per andare a scuola, e va tenuta nei momenti di ingresso, uscita e ogni volta ci può essere rischio di stare sotto la distanza di un metro. Al banco, dove c’è un metro di distanza, si può togliere“.

Quanto all’acquisto dei nuovi banchi, “se questa è l’occasione di avere i banchi nuovi che non siano quelli dei nostri nonni, siamo contenti“. Nelle conclusioni del summit di oggi anche l’invito “realistico” ai governi “a preparare e pianificare la disponibilità dell’apprendimento online per integrare l’apprendimento nel prossimo anno scolastico”. Le lezioni online saranno necessarie “durante le chiusure temporanee”, “possono essere necessarie durante la quarantena episodica e possono integrare l’apprendimento scolastico in circostanze in cui i bambini alternano la presenza scolastica per rispettare le esigenze di allontanamento fisico nelle aule più piccole”.