Fiducia alla Camera sul decreto che proroga lo stato di emergenza per l’emergenza Covid al 15 ottobre. L’annuncio in aula a Montecitorio da parte del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà. Secondo l’opposizione di destra la scelta non è stata determinata dal rischio ostruzionismo, ma “esclusivamente – ha sostenuto Tommaso Foti, di Fratelli d’Italia – perché è stato presentato un emendamento che tocca il tema dei servizi segreti, a firma del maggiore partito che sostiene questo governo”, il Movimento 5stelle. D’Incà ha precisato che la fiducia era stata autorizzata nel Consiglio dei ministri del 7 agosto 2020, il voto è previsto a partire dalle 15.30. A scatenare le fibrillazioni un emendamento della deputata pentastellata calabrese, Federica Dieni, per evitare la proroga per i vertici dei Servizi di Sicurezza, Dis, Aisi e Aise.

Siluro

Un emendamento considerato come un siluro lanciato direttamente contro il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sostenitore dello status quo per le delicate nomine. Un siluro che aveva trovato sostegno nelle firme di una cinquantina di deputati cinquestelle, nonostante i tentativi dei vertici del Movimento di bloccare la pericolosa manovra. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, è stato costretto a prendere le distanze con una nota ufficiale: “Retroscena fantasiosi mi attribuiscono la paternità dell’emendamento M5S in materia di intelligence. È assolutamente falso. Si tratta di una iniziativa del tutto estranea alla mia persona. E sia molto chiaro un messaggio: nessuno provi a tirarmi dentro giochini di Palazzo che non mi appartengono nella maniera più assoluta”. Ma la deputata grillina non ha voluto sentire ragioni: “Non è un emendamento che va contro il governo o contro Conte. Non sono contenta della fiducia, non si risolvono le cose così. L’approccio più utile sarebbe stato rimettersi all’aula, perché la normativa sui Servizi riguarda tutti. Quella modifica va fatta con una legge ordinaria e dopo un lungo confronto”.

Limite temporale

La messa in votazione dell’emendamento sarebbe stata molto rischiosa per il governo, poiché i voti dell’opposizione si sarebbero uniti a quelli di una potenziale consistente fronda grillina. Tuttavia, vari dei firmatari dell’emendamento hanno poi fatto sapere di aver firmato senza conoscere esattamente la portata del testo. Nei giorni scorsi, Palazzo Chigi aveva precisato che “la modifica normativa introdotta con il decreto legge non determina in alcun modo un aumento della durata degli incarichi dei direttori del DIS e delle due Agenzie per le informazioni e sicurezza, che rimane fissata dalla legge 3 agosto 2007 n. 124, e cioè di 4 anni per il primo incarico più un massimo di 4 anni successivi. La nuova norma – spiegava la nota del governo – si limita a introdurre la possibilità che vi siano più provvedimenti successivi di rinnovo dell’incarico, anziché uno solo, senza alcuna modifica del limite massimo temporale di permanenza negli incarichi stessi”.