Lo Zimbabwe riapre ai farmer bianchi espropriati da ex presidente Mugabe

Lo Zimbabwe prova a chiudere il contenzioso con i farmer bianchi. Il governo di Harare ha confermato che gli agricoltori “protetti da trattati internazionali di investimento sono qualificati a recuperare le terre sequestrate” dal 2000 dall’ex presidente, Robert Mugabe. Su pressione di Stati Uniti e Regno Unito, il nuovo presidente Emmerson Mnangagwa ha deciso di rivedere la riforma agraria varata dal suo predecessore. Mugabe è stato il leader dell’indipendenza da Londra del paese dell’Africa meridionale senza sbocco al mare, che ha poi dominato per circa 40 anni.

Tabacco

Gli espropri hanno assegnato in gran parte a veterani della lotta anticoloniale, appezzamenti dei latifondi – coltivati soprattutto a tabacco – sino ad allora nelle mani dei proprietari bianchi. Mugabe venne deposto nel 2017 da un golpe militare e Mnangagwa, succedutogli a capo del partito ZANU-PF, è stato eletto nel 2018, con il 50,4% dei voti. La riforma agraria ha ridotto il numero dei farmer bianchi da circa 4.500 a poco più di 200, ma ha anche pesantemente colpito l’agricoltura estensiva e meccanizzata, fonte primaria di ricchezza per il paese. La siccità, le invasioni di parassiti e il maltempo – come il ciclone Idai nel 2019 – hanno poi duramente colpito l’agricoltura di sussistenza praticata dai contadini locali.

Ricucire

Mugabe aveva fondato la sua popolarità e longevità politica proprio sulla redistribuzione delle terre, ma aveva attirato sanzioni da parte degli Usa e della Ue a causa degli espropri. Mnangagwa ha annunciato importanti cambiamenti, pur affermando che la riforma agraria non può essere revocata. La restituzione delle terre ad alcuni farmer bianchi o l’offerta di altri appezzamenti in cambio, così come il pagamento di risarcimenti ad altri espropriati sono la chiave per ricucire i legami con l’Occidente.

Opposizione

Lo Zimbabwe sta affrontando una pesante carenza di cibo, di energia elettrica e di acqua potabile, con una inflazione superiore all’800%. L’ex Rhodesia, considerata un tempo il “granaio” dell’Africa meridionale, è diventato uno dei paesi più poveri del Continente e la situazione è stata peggiorata dall’emergenza Covid. Le forze di opposizione a Mnangagwa denunciano la persistente corruzione e il mancato rispetto dei diritti umani e politici. La richiesta è che il peso dei risarcimenti ai bianchi non gravi sulla popolazione povera del paese, ma sull’apparato e sui militanti dello ZANU-PF, gli unici che avrebbero tratto vantaggio dalle scelte di Mugabe.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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