I medici di Berlino hanno portato a termine gli esami e hanno comunicato ad Angela Merkel il risultato: Alekseij Navalnyj, il blogger dissidente considerato l’arcinemico di Vladimir Putin e ricoverato in coma nell’ospedale Charité della capitale tedesca, è stato avvelenato con un agente nervino del tipo Novichok, lo stesso con cui nel marzo del 2018 furono avvelenati l’ex-spia russa Serghej Skripal e la figlia Julia, a Salisbury, in Gran Bretagna. Il governo tedesco, con in mano i risultati dei test, è andato giù duro ed è sceso in campo ufficialmente con una nota del portavoce della Cancelliera, Steffen Seibert, che ha chiamato in causa il governo russo invitato senza mezzi termini a “fare chiarezza con urgenza”. Il governo tedesco poi ha convocato l’ambasciatore russo a Berlino e sollecitato un’inchiesta indipendente sulla vicenda.

Immediata la prima risposta del Cremlino che ha negato ovviamente qualunque coinvolgimento nel caso Navalny affermando anche di non saper nulla dei risultati cui sono giunti i medici tedeschi, risultati dei test non comunicati a Mosca. La controreplica di Berlino è stata la comunicazione che “il governo federale informerà i suoi partner Ue e Nato dei risultati dell’inchiesta e discuterà una risposta congiunta appropriata alla luce della risposta russa”, in sostanza una minaccia di nuove sanzioni dell’Occidente a Putin. Vale la pena ricordare che l’Occidente ha già imposto (e sono in atto) sanzioni alla Russia per l’annessione della Crimea sei anni fa. Dopo il caso Skripal Usa e UE espulsero alcuni diplomatici russi e boicottarono i mondiali di calcio di Mosca del 2012.

Navalnyj era stato colto da malore – “per un tè avvelenato” secondo la sua portavoce – una settimana fa durante il volo che dalla Siberia lo stava riportando a Mosca. Dopo qualche resistenza i medici dell’ospedale di Oms dove era stato ricoverato acconsentirono al suo trasferimento con un aereo-ambulanza in un ospedale di Berlino. Il dissidente era in coma ma in condizioni stabili e questa situazione non è cambiata.