Una firma, quella in calce al decreto semplificazioni, e un ‘rimprovero’ sotto forma di una lettera di rilievi indirizzata a governo e Parlamento. Questo perché evitino in futuro di inserire in un decreto – che per sua natura deve avere carattere di necessità e di urgenza – disposizioni non pertinenti o comunque eterogenee rispetto al provvedimento. Questo è avvenuto nel caso delle modifiche a quindici articoli del codice della strada. Che c’entrano, si è chiesto e chiede il Colle, quelle norme nel decreto che prevede misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale? Non è la prima volta che il Quirinale ‘rimprovera’ i governi di turno per l’inserimento in un decreto di norme che non hanno nulla a che fare con l’oggetto del provvedimento ma stavolta il capo dello Stato fa capire che il dl non è stato rispedito alle Camere solo in considerazione dell’importanza del provvedimento “nella difficile congiuntura economica e sociale”.

In sostanza governo e Parlamento devono all’emergenza post-Covid se Mattarella alla fine il decreto lo ha firmato e non lo ha restituito al mittente con l’invito a correggerlo. Una nota del Quirinale spiega tutta la vicenda: Sergio Mattarella ha promulgato il dl Semplificazioni, ma ha accompagnato la firma con una lettera ai presidenti di Camera e Senato Fico e Casellati e al presidente del Consiglio Conte nella quale sottolinea come “diverse disposizioni” non risultano riconducibili alle finalità originarie e invita il Governo “a vigilare affinché nel corso dell’esame parlamentare dei decreti legge non vengano inserite norme palesemente eterogenee rispetto all’oggetto e alle finalità dei provvedimenti d’urgenza”. Nel mirino dei rilievi del presidente della Repubblica un provvedimento che in origine contava 65 articoli per un totale di 305 commi e che in uscita dal Parlamento si è trasformato in un’altra cosa, gonfiandosi fino a toccare quota 109 articoli per complessivi 472 commi e ricevendo alla fine il via dalle Camere con un voto di fiducia.

Entrando nel merito dei suoi rilievi, il capo dello stato sottolinea come il testo presentato al Colle, con le modifiche apportate in sede parlamentare “contiene tuttavia diverse disposizioni, tra cui segnatamente quelle contenute all’articolo 49, recante la modifica di quindici articoli del Codice della strada, che non risultano riconducibili alle predette finalità e non attengono a materia originariamente disciplinata dal provvedimento”. In più quelle modifiche incidono in modo rilevante su una disciplina che tra l’altro ha immediati riflessi sulla vita quotidiana delle persone.