“Un Paese non può dividersi sull’esigenza di sostenere e promuovere la sua scuola. Oggi la riapertura della scuola è una prova per la Repubblica. Per tutti. Nessuno escluso”. A sei mesi dalla chiusura per il doloroso lockdown, Sergio Mattarella sa che ci saranno problemi e criticità nella ripartenza dell’anno scolastico. Ma sa anche che questa ripartenza – oggi sono tornati nelle aule 5 milioni di ragazzi – è decisiva per il Paese. “L’Italia, l’intero paese, è di fronte ad una sfida decisiva per la ripartenza e le polemiche, che pure come i problemi ci sono e ci saranno, non devono dividere” ha detto il capo dello stato nel suo intervento a Vò Euganeo dove tutto è cominciato: qui c’è stato il primo morto per Covid, il pensionato Adriano Trevisan, 78 anni, e Vò, insieme a Codogno, è stata la prima zona rossa d’Italia.

Un intervento accolto da applausi con riferimenti alla Costituzione e al suo articolo 34, con l’appello neanche troppo criptico alle forze politiche a non spaccarsi sul tema dell’istruzione, e anche con la riflessione sul ruolo della scuola che deve insegnare conoscenza, formare cittadini consapevoli, sconfiggere l’ignoranza e fermare la paura con la cultura. Insomma un intervento anche contro i negazionismi, con la scuola messa al centro del futuro del paese, e per quanto riguarda il presente posta come un baluardo con il compito di essere “antidoto” contro la violenza, fisica – e qui l’accenno all’omicidio di Willy che lo ha “sconvolto” – e verbale, quella vile dei social. “Il volto sorridente di Willy resterà come un’icona di amicizia e di solidarietà, che richiama i compiti educativi e formativi della scuola e dell’intera nostra comunità. In coerenza con questi valori – ha aggiunto Mattarella – occorre spiegare il massimo impegno per contrastare chi pratica una violenza vile e brutale che più volte si è manifestata anche nei giorni scorsi. Chi la predica o la eccita sui social”.

A Vò Mattarella era accompagnato dalla presidente del Senato Casellati e dalla ministra dell’Istruzione Azzolina, abbastanza sollevata per come si è andato sviluppando nelle tredici regioni interessate il primo giorno di scuola. “Ce l’abbiamo fatta” avrebbe detto con un sospiro di sollievo la titolare dell’Istruzione commentando le notizie dai vari Provveditorati. Non la pensa così l’opposizione che mette in rilievo tutte le “criticità” che si sono manifestate alla ripartenza: mancano ancora i mono-banchi distribuiti a macchia di leopardo, ne sarebbe stato consegnato solo l’8%, hanno denunciato i presidi: 200.000 su 2,4 milioni (ed ha fatto il giro del web quell’immagine di bambini delle elementari in una scuola di Genova costretti a scrivere in ginocchio perché senza banchi), in diverse scuole è mancato il gel disinfettante, c’è ancora confusione sulla misurazione della febbre, sui certificati e sulle modalità della quarantena.

In primo piano soprattutto le carenze di organico tra i docenti e tra gli insegnanti di sostegno. Ma complessivamente il sistema sembra aver retto all’impatto del primo giorno e si è ripartiti in sicurezza. Stasera è atteso un bilancio del primo giorno da parte del premier Conte. (foto da interris.it)