Il risultato delle regionali fa tirare un sospiro di sollievo a Giuseppe Conte, che può guardare al prossimo futuro con un po’ di ottimismo. Non si vedono pericoli immediati all’orizzonte per il governo rosso-giallo che deve ora gestire e spendere nel miglior modo i miliardi dell’Ue, tentare di resistere e arrivare senza intoppi alla fine della legislatura (anche se c’è sempre l’incidente di percorso a turbare i sonni del premier e la serenità indotta dal risultato elettorale). Un voto quello di ieri che, sventata la temuta spallata di Salvini e del centrodestra, ha rafforzato Zingaretti ma ha anche gettato nello sconforto i Cinquestelle che pure hanno incassato la vittoria del Sì al referendum per il taglio dei parlamentari.

“Capisco il travaglio ma hanno di che consolarsi con quella vittoria” ha detto oggi Conte riferendosi al tracollo elettorale del Movimento sul territorio e indirettamente all’inizio della resa dei conti interna. Da subito per il premier però c’è da rispondere al segretario dem che appena chiuse le urne ha chiesto un cambio nell’agenda politica del governo all’insegna della concretezza e della rapidità (“Anch’io ho fretta”, ha replicato con un sorriso il presidente del Consiglio. Conte a queste pressioni risponde a modo suo: un pò dà, un pò frena. Quindi eccolo dire un bel sì alla richiesta di un’accelerazione sui decreti sicurezza (che Zingaretti vorrebbe venissero trattati nel primo consiglio dei ministri) ma un no al rimpasto di cui tanto si parla perché il premier ritiene che la squadra abbia lavorato bene e che non si senta la necessità di qualche cambio (“Neanche Zingaretti lo vuole” ha confessato); e poi un bel ‘ni’ sul Mes, cavallo di battaglia dem: si vedrà, decide il Parlamento.

Come si vede nulla di nuovo sotto il sole. E infine a metà pomeriggio un… autoritratto. “I commentatori sino all’altro giorno scrivevano che il governo era in bilico. Ma io non i sono mai sentito in bilico. Oggi scrivono inamovibile, ma io non mi sento inamovibile, nè al bivio. Questo modo di ragionare non mi appartiene”. Una sottolineatura sull’uso dei 209 miliardi di euro del Recovery Fund: “Se non saremo capaci di affrontare l’opportunità storica che abbiamo – ha detto -Conte il governo andrà a casa con ignominia”.