Nagorno Karabakh

di Oriana Mariotti

Francia, Russia e USA chiedono la tregua immediata in Nagorno-Karabakh, come co-presidenti OSCE del Gruppo di Minsk, creato nel 1992 per incoraggiare una soluzione pacifica e negoziata del conflitto dell’enclave caucasica. Ma Erdogan si oppone, continuando a offrire supporto alle rivendicazioni dell’Azerbaijan. “Chiediamo un immediato fermo delle ostilità tra le forze in campo”, è l’appello dei tre paesi negoziatori OSCE, considerati intrusi da Erdogan che non riconosce il loro ruolo in una soluzione di pace. Ma i co-presidenti del Gruppo di Minsk non si fanno intimidire dall’ingerenza della Turchia e chiedono una tregua immediata e l’inizio di un negoziato in buona fede e senza pre-condizioni.

Ritiro

Il ministro degli Esteri armeno, Zohrab Mnatsakanian, ha dichiarato di essere in linea con le richieste di Francia, Russia e Stati Uniti per ristabilire il regime di cessate il fuoco sulla base degli accordi del 1994-95. Mentre Erdogan continua a opporsi, adducendo la scusa secondo la quale il Gruppo di Minsk si sarebbe disinteressato del conflitto negli ultimi 30 anni. Dunque non avrebbe più il diritto di occuparsene oggi. Secondo la Turchia una tregua potrebbe essere possibile solo con il ritiro degli armeni dai territori occupati del Nagorno-Karabakh.

Ingerenze

Ma il Nagorno-Karabakh si è staccato dall’Azerbaijan a seguito della guerra del 1991-94, che ha fatto circa 30mila morti. A tutt’oggi il territorio non è riconosciuto come repubblica indipendente. In questo senso, il presidente Erdogan ha ragione: dov’era l’OSCE? La verità è che il territorio caucasico è uno dei corridoi di gasdotti e oleodotti dei mercati globali. Russia da una parte e Turchia dall’altra, con le loro ingerenze stanno di fatto destabilizzando ancor più una situazione già incandescente, che nei giorni scorsi ha visto scontri armati che hanno causato più di 100 morti, tra civili e militari.

(Schermata da NEWS AM TV)