Nuova Caledonia

di Oriana Mariotti

In Nuova Caledonia, Collettività francese d’oltremare nel Pacifico sudoccidentale, vince il no all’indipendenza. Nel referendum i contrari a lasciare Parigi si sono imposti con il 53,26% dei voti. In calo rispetto alla precedente consultazione, quella del 4 novembre 2018, dove il 56,7% degli aventi diritto avevano scelto di rimanere legati alla Francia. Il Presidente francese, Emmanuel Macron, ha espresso gratitudine per il risultato del voto. Il voto di oggi faceva parte di un piano trentennale di decolonizzazione per alleggerire le tensioni tra i nativi Kanak, desiderosi di tornare indipendenti, e i residenti francesi. Sebbene questa votazione sia considerata definitiva, il calo dei ‘no’ potrebbe aprire la porta a un terzo referendum.

Colonia

La percentuale dei partecipanti al voto è stata alta, intorno all’80%. Le persone intervistate in coda davanti ai seggi chiedevano chiarezza sul futuro dei loro figli e dei loro nipoti. La Nuova Caledonia, situata tra l’Australia e le isole Fiji, è stata conquistata dalla Francia nel 1853. Oggi abitata da circa 280mila persone. La Francia, che dista ben 16mila chilometri, sovvenziona l’arcipelago con 1,5 miliardi di euro l’anno, l’equivalente del 15% del prodotto lordo. Le ultime colonie che si sono rese indipendenti dalla Francia sono state Gibuti nel 1977 e Vanuatu nel 1980.

Ombre cinesi

Il Front de Liberation Nationale Kanak Socialiste (FLNKS) ha accusato a più riprese il governo francese di fare pressione contro l’indipendenza dell’arcipelago. Ma il primo ministro francese, Jean Castex, che ha rivendicato con fervore la neutralità sulla questione del voto, ha dichiarato l’intenzione di incontrare entrambe le parti subito dopo il referendum. Molto sensibile al voto del referendum in Nuova Caledonia è anche la Cina. Pechino è sempre più interessata a espandersi nell’area del Pacifico. E proprio il Paese del Dragone è il principale importatore di nichel, minerale che da solo rappresenta l’80% delle esportazioni dell’arcipelago.