Nagorno Karabakh da Aljazeera

Azerbaijan e Armenia si accusano a vicenda per i nuovi attacchi nei territori del Nagorno-Karabakh. Impianti petroliferi della compagnia di Stato azera Socar a rischio

di Oriana Mariotti

Ripetute violazioni della tregua tra Azerbaijan e Armenia per il conflitto nel Nagorno-Karabakh. La Russia, che ha negoziato il cessate il fuoco, ha lanciato appelli alle forze opposte, affinché la tregua venga rispettata. Bruxelles si è rivolta alla Turchia, componente della NATO e alleato di ferro dell’Azerbaijan, perché assicuri un maggiore impegno per favorire la fine delle ostilità. Il conflitto, che dura da più di 25 anni, viene osservato con occhio molto vigile a livello internazionale. In particolare, l’Unione Europea appare preoccupata per la vicinanza delle zone interessate dal conflitto alle pipeline dell’Azerbaijan che trasportano forniture energetiche verso l’Europa.

Socar

L’Azerbaijan negli ultimi anni si è assicurato entrate notevoli dalla vendita di petrolio e gas all’Europa. L’azienda petrolifera di Stato, Socar (State Oil Company of Azerbaijan Republic), con sede a Baku, è al 100% di proprietà statale. L’azienda estrae petrolio e gas naturale da impianti onshore e offshore collocati nella regione del mar Caspio. Gestisce l’unica raffineria del Paese, insieme a oleodotti e gasdotti in tutto. Inoltre possiede diverse stazioni di rifornimento di carburante a marchio proprio in Azerbaijan, Turchia, Georgia, Ucraina, Romania e Svizzera.

Attacchi

Sia Ankara che Mosca stanno subendo forti pressioni dall’Europa, affinché riescano a ottenere il cessate il fuoco e la fine delle ostilità nella regione del Nagorno-Karabakh. La tregua umanitaria per ora ha solo il fine di permettere alle forze nemiche di scambiarsi i prigionieri e di recuperare i corpi dei caduti nelle due ultime settimane di guerra. Attualmente il Nagorno-Karabakh è riconosciuto internazionalmente come territorio azero, ma governato e popolato da etnie armene. Il cessate il fuoco è durato poco. Il governo dell’Azerbaijan ha dichiarato domenica scorsa di aver lanciato attacchi aerei contro un reggimento armeno a seguito del lancio di un missile su obiettivi civili. L’Armenia nega l’attacco.

Vittime

Lunedì nuove accuse contro le truppe di Erevan, questa volta il ministro della Difesa di Baku ha dichiarato che forze armene hanno attaccato posizioni nelle regioni di Aghdere-Aghdam e di Fizuli-Jabrail e altre località sempre nel territorio dell’Azerbaijan. Gli armeni del Nagorno-Karabakh hanno dichiarato di aver inflitto pesanti perdite alle forze azere e che le operazioni militari non si sono mai fermate nella zona di Hadrut. Non ci sono tuttavia rapporti imparziali che possano confermare o smentire le dichiarazioni dei due governi. Baku ha dichiarato che 41 civili sono stati uccisi e 207 feriti dal 27 settembre a oggi, senza specificare le perdite tra i militari. Gli armeni del Nagorno-Karabakh hanno annunciato la cifra di 429 militari e 20 civili morti.

(foto schermata da Al Jazeera)

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