M5s Stati generali

Il M5S, almeno quello che avevamo conosciuto fin dalla sua nascita, non esiste più. Il Congresso ha messo la parola fine all’utopia del movimento fatto solo dalla piattaforma degli iscritti. Quella stagione, quella dell’inizio con il Vaffa, rivolto a tutti i vecchi partiti, però non è stata archiviata solo ieri, bensì quindici mesi fa con la nascita del secondo governo Conte, più che del primo. Perché se l’alleanza con la Lega, non era come poi hanno dimostrato i fatti strutturale, ma solo strumentale, quella con il Pd si è via via confermata come un’alleanza strategica. Quindi i 5 stelle si daranno un’organizzazione con tanto di segreteria, correnti e bisticci vari. Di Maio intende assumere o meglio riassumere, il comando delle operazione e guidare la delegazione del partito al governo anche par arginare le mire espansionistiche sui Cinque stelle di Conte.

Non a tutti sono piaciuti gli ultimi passaggi, e tra questi c’è’ anche Di Battista, che senza troppo successo si è rifatto al partito delle origini, ottenendo un nulla di fatto a parte il limite dei due mandati. Ma per ora regola inutile perché ci sarà sempre tempo per cambiarla quando dovesse servire. Tanto che sono in molti a chiedersi ma Di Battista ci fa o c’è. Lo stesso Travaglio, che pure ha sempre sostenuto il M5S, appare spiazzato tanto da etichettare il Congresso come una prova di “immaturità”. “A chi interessa – si è domandato – nel pieno di una pandemia , questa sbobba fatta di regolette, scontrini, quote sociali o piattaforme on-Line?”. “Riusciranno i nostri eroi – prosegue Travaglio – a capire chi sono e da dove vengono per capire dove andare?”.