Sci

Dopo la decisione della Svizzera di aprire le piste da sci, ecco le risposte degli altri Paesi alpini. Anche l’Austria ha fatto dietro front sull’apertura natalizia. In Italia sulle piste a gennaio

La stagione sciistica di Natale e Capodanno è una parte vitale dell’economia di molti Paesi europei, alcuni dei quali come la Svizzera hanno deciso di mantenere aperta la stagione invernale, nonostante l’emergenza Covid. Il rischio concreto è che, con impianti e alberghi aperti, si possa aprire la porta alla terza ondata. Anche in Svizzera i contagi non si fermano e se i numeri sono molto contenuti rispetto all’Italia, complice la differenza di densità di popolazione, i ricoverati hanno riempito i reparti di terapia intensiva. Oltre settemila chilometri di piste, circa duemila impianti di risalita: le vacanze sugli sci in terra elvetica sono iniziate nonostante tutto. E i turisti stranieri sono i benvenuti. Ma le nazioni limitrofe non sono contente. Anche l’Austria, che aveva deciso di aprire le piste, sembra averci ripensato e a Natale dovrebbe essere possibile sciare solo per i residenti. Niente turisti né stranieri né austriaci. Ristoranti e alberghi chiusi fino al 7 gennaio, impianti aperti solo perché considerati mezzo di trasporto. Anche in Italia la stagione sciistica, con regole ben precise di distanziamento sociale e sicurezza sanitaria, dovrebbe partire il 7 gennaio.

Portes du Soleil

La Francia, come la Germania e l’Italia, chiude gli impianti di risalita nel periodo natalizio per fermare la diffusione del Covid-19. Il primo ministro Jean Castex ha dichiarato che verranno imposti controlli casuali alle frontiere per impedire ai turisti francesi di andare a sciare in Svizzera e comunque al ritorno è prevista la quarantena. La decisione del governo francese ha portato un municipio sul confine elvetico a esporre bandiere svizzere per protestare. Si tratta di Châtel una località dell’Alta Savoia, nel comprensorio sciistico di Portes du Soleil. Il sindaco, Nicolas Rubin, ha accusato Parigi di non aver ascoltato e consultato le realtà locali prima di prendere decisioni. “Abbiamo un problema con il governo francese che chiude le piste un mese prima di Natale, mentre i nostri vicini svizzeri le tengono aperte”, ha detto alla radio francese. Ma nella stessa Svizzera la situazione è ancora in evoluzione. Le località alpine vogliono ridurre al minimo le restrizioni, ma venerdì il governo deciderà se imporre limiti per i turisti. E l’imposizione della quarantena per chi provenga da paesi con più di 100 casi ogni 100 mila – tra cui Germania e Italia – rischiano di limitare gravemente le visite dall’estero.

Focolaio

La Germania si è unita alla Francia e all’Italia sul divieto al turismo sciistico nel periodo di fine anno. La Spagna sta cercando di raggiungere un accordo sulle misure di distanziamento e di contenimento, affinché le sue regioni autonome possano aprire in sicurezza durante il periodo festivo. La Francia spera di riaprire le sue piste da sci dal 20 gennaio. Tra i focolai più noti durante l’ultima stagione sciistica di febbraio-marzo 2020 c’è stato quello nella località austriaca di Ischgl, dove visitatori provenienti da ben 45 paesi esteri hanno dichiarato di aver contratto il Coronavirus. Le autorità austriache stanno affrontando richieste di risarcimento da migliaia di persone per non aver agito abbastanza velocemente. Errori drammatici della prima ondata di Covid da non ripetere. L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che il problema non sta nello sci, ma nell’affollarsi delle persone sugli impianti di risalita e negli assembramenti di sciatori in ristoranti e baite.

(foto account facebook piste da sci)