Internet non gradisce più la presenza di Donald Trump sulle sue piattaforme e lo oscura per motivi di sicurezza nazionale. A pagare le conseguenze della sconsideratezza del tycoon è il network Parler, il più amato dai conservatori. Un altro danno collaterale per i repubblicani

L’high tech fa la differenza anche nella politica internazionale. Internet ha deciso che il presidente uscente Trump non è più gradito sulle sue piattaforme e lo ha bloccato. Ci vogliono mesi (per alcuni anni) per farsi una reputazione sul web e avere milioni di follower, ma anche se sei l’uomo più potente del mondo puoi essere espulso con un semplice clic. In poche ore il tycoon è sparito dai social. L’impero Internet di Donald Trump è crollato quando venerdì 8 gennaio 2021 Twitter ha sospeso definitivamente il suo account. Facebook il giorno prima lo aveva bloccato a tempo indeterminato. E ogni speranza che il presidente potesse ottenere rapidamente un grande seguito sull’altra piattaforma social Parler è sfumata quando Google e Apple lo hanno rimosso dai loro App Store. Persino il fornitore di posta elettronica di Trump ha sospeso l’accesso al sito della campagna elettorale.

Conseguenze

Questa forma di censura applicata alla presenza web del tycoon per motivi di sicurezza nazionale non pone fine alla controversia sulle regole che il mondo di Internet dovrebbe o non dovrebbe seguire. Semmai la amplifica, almeno secondo gli esperti statunitensi che stanno studiano il fenomeno della responsabilità delle aziende della Silicon Valley. “È clamoroso pensare che un gruppo di tizi della Silicon Valley a cui è capitato di vincere la lotteria delle start-up non sia però responsabile delle regole che devono essere stabilite sul web per comunicare”, ha detto Kate Klonick, la professoressa di diritto della St.John’s University che ha criticato la mancanza di responsabilità delle aziende tecnologiche. In USA si continua a discutere sulla Sezione 230, la legge americana più importante su Internet, che protegge le società web da molte responsabilità. Quello che è appena accaduto con l’esclusione di Trump da tutti i social riaprirà il dibattito al Congresso. Chissà che non sia la volta buona che si arrivi a un drastico cambiamento su poteri e responsabilità del web. Nel frattempo l’ACLU (l’American Civil Liberties Union), l’organizzazione non governativa che difende i diritti civili e le libertà individuali negli Stati Uniti ha espresso preoccupazione per le implicazioni che possono derivare dall’esclusione di un presidente dalle piattaforme web. Ma anche i più ardenti sostenitori della libertà di parola hanno dovuto ammettere che la decisione delle aziende Internet di bloccare Trump è stata presa per il bene comune.

Parler

Un caso a parte è rappresentato dal social network preferito dai conservatori americani. Parler, il servizio di rete sociale e microblogging americano lanciato nel 2018 considerato una valida alternativa a Twitter e Facebook. Favorito dai conservatori, il social network è stato scelto da Trump per poter continuare a comunicare sul web quando gli altri social media lo hanno oscurato. Da poco più di 24 ore Parler si è ritrovata praticamente senza casa su Internet poiché Apple e Google l’hanno cacciata dalle loro piattaforme. Con la conseguenza che il network si ritroverà offline quando Amazon rimuoverà Parler dal suo servizio di cloud hosting. La decisione è stata presa da Amazon dopo le crescenti pressioni di utenti e dipendenti contrariati e scioccati dai fatti di Capitol Hill. Il black out entrerà in vigore questa notte e il sito web di Parler dovrà chiudere – così come pure la app – fino a quando non troverà un nuovo provider di hosting. Parler come app popolare tra i conservatori è stata ampiamente utilizzata dai sostenitori del presidente Donald Trump, compresi alcuni di coloro che hanno partecipato ai disordini del Campidoglio di mercoledì 6 gennaio. Amazon Web Services (AWS)- secondo una lettera ricevuta dalla CNN – avrebbe segnalato alla Security di Parler, almeno 98 post che incitavano alla violenza, rappresentando un rischio reale per la sicurezza pubblica. Contenuti che Parler non ha oscurato, violando i termini dell’accordo con AWS.

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