Per i Cinquestelle e per il Pd c’è solo il nome di Giuseppe Conte (“un nome indiscutibile” ha detto Crimi, “Conte è l’unico punto di equilibrio” gli ha fatto eco Zingaretti) come premier del nascituro governo. Renzi però ha frenato: “Prima dei nomi vengono i contenuti”. “Con il presidente Fico non abbiamo fatto nessun nome” ha sottolineato il leader di Italia Viva al termine del lungo colloquio con il presidente della Camera incaricato da Mattarella di esplorare le chances di un Conte-ter, sostenuto dalla vecchia maggioranza parlamentare (con eventuali rinforzi). La prima giornata di consultazioni di Fico a Montecitorio è vissuta nell’attesa di capire se fosse percorribile la strada di un nuovo accordo tra i quattro partiti del Conte 2, in sostanza se le frizioni tra Renzi da una parte e M5s e Pd dall’altra fossero ricomponibili.
Il risultato, a giudicare dalle dichiarazioni alla stampa, è stato che Pd, Cinquestelle, Italia Viva e Leu ci proveranno, anche se nessuno se la sente di garantire sulla riuscita del tentativo perché sono ancora troppe le carte coperte. I quattro proveranno cioè a mettersi intorno ad un tavolo per partorire un programma condiviso, con temi e tempi scanditi nettamente, in grado di reggere per i due anni residui della legislatura. “Un cronoprogramma” ha chiesto Crimi riecheggiando il mantra del governo giallo-verde. Un programma condiviso sui temi e le riforme più urgenti per il paese “strategico e vincolante, da rispettare con lealtà”, ha aggiunto Zingaretti. “Un documento scritto alla luce del sole, con chiarezza perché tutti sappiano cosa fare, chi deve farla e in quanto tempo” ha rafforzato il concetto Renzi.
Proprio sui temi però le prime avvisaglie di uno scontro: il Mes, i Cinquestelle lo giudicano un argomento “divisivo” e hanno chiesto di toglierlo di mezzo; Italia Viva invece insiste, si sa, nel chiederne l’utilizzo. A un Crimi deciso nel bocciarlo ha risposto un altrettanto deciso Renzi che si è detto disponibile a discutere di tutto e su tutto con i suoi vecchi alleati “purché – ha aggiunto – tutti manifestino la stessa disonibilità…”. Come dire nessuno pensi ad imporre veti pregiudiziali sugli argomenti sostenuti dagli altri. Domani Fico conclude il suo giro di consultazioni, ma prima di martedì quando Mattarella lo attende al Quirinale per il risultato dell’esplorazione sicuramente tornerà a vedere o sentire i leader dei quattro partiti del Conte-2 entrando più nel merito del programma. Da quei colloqui dipende la sorte del Conte-ter.
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