Mes, fisco, giustizia. Si affollano le richieste al tavolo della trattativa sul programma per la costituzione di un nuovo esecutivo con maggioranza analoga al Conte 2. Il capitolo nomi per ora viaggia sotto traccia. L’affollarsi dei temi, che spuntano come funghi, sembra mettere quasi in secondo piano il decisivo Next Generation Eu. Il tutto mentre la baracca Italia regge soltanto grazie all’acquisto di titoli del debito da parte della BCE. L’incontro tra le delegazioni rientra nel quadro dell’esplorazione condotta dal presidente della Camera, Roberto Fico, che dovrà riferire domani al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A punzecchiare i potenziali alleati e a rinnovare richieste, come quella del Mes a cui sembrava fosse stata messa la sordina, è Italia viva.
Sfide
Da un lato Renzi nella sua e-news sembra aprire uno spiraglio quando dice: “Alla fine di questa settimana avremo, spero, il nuovo governo. Dovrà essere all’altezza delle sfide”. I suoi in sede di trattativa alzano continuamente la posta, a partire dalla richiesta di un programma scritto molto preciso. Le punture di spillo, nel nome della discontinuità, proseguono poi su questioni come il reddito di cittadinanza e la creazione di una bicamerale per le riforme istituzionali ed elettorali. Il Partito democratico non dà esca a polemiche e segnala l’importanza di definire punti realizzabili nell’ultima parte della legislatura. Lavoro, parità salariale, ammortizzatori sociali. “I dati Istat sulla perdita del lavoro femminile durante questi mesi di pandemia sono a dir poco allarmanti”, sottolinea Nicola Zingaretti.
Draghi
Secondo vari analisti dietro alla linea del segretario si celerebbero umori diversi. Non tutti nel Pd sarebbero convinti della posizione ufficiale: “Conte o elezioni”. E il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, si spinge addirittura ad affermare: “Penso che il Pd avrebbe probabilmente dovuto porle lui alcune delle questioni che Renzi ha posto”. I 5stelle si mantengono refrattari alle richieste dei renziani e confermano il no al Mes e perorano l’introduzione di “un salario minimo”. Il percorso verso il Conte 3 si conferma assai accidentato e l’ottimismo non sembra prevalere, tanto più che Renzi avrebbe idee precise anche sui nomi dei ministri. Continua a circolare, con la possibilità di ricoprire varie caselle e anche la più importante, il nome di Mario Draghi. A scanso di equivoci Zingaretti conferma il ministro dem dell’Economia, Roberto Gualtieri. Gli ultimi giri di tavolo nella mattinata di domani e poi Fico salirà al Colle per riferire.
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