Frappe
(foto commons.wikimedia)

Carnevale sta per finire e, nonostante la pandemia, il giro d’affari dei dolci caratteristici ha toccato il mezzo miliardo di euro. Un mercato in costante aumento, cresciuto quasi del 25% nell’arco di cinque anni. A rilevarlo un’indagine condotta da CNA Agroalimentare tra i suoi iscritti di tutta Italia. Una voglia di festeggiare, che rimane prepotente negli italiani nonostante l’orientamento sempre più diffuso nelle famiglie, complici il confinamento e la crisi, a dedicarsi alla cucina.

Gola

“C’è frittella e frittella – spiegano i pasticceri e gli altri operatori del settore iscritti a CNA Agroalimentare – e quella degli artigiani ha un altro sapore. C’è poco da fare”. Gli italiani sembrano volersi concedere qualche peccato di gola prima di immergersi nel periodo quaresimale. Ma quali sono i dolci di Carnevale più amati? In testa, senza concorrenti, le chiacchiere o frappe, a seconda delle varie denominazioni locali. Chiacchiere in Lombardia, Piemonte, Campania, Sicilia e in quasi tutto il Sud. Frappe a Roma e nel Lazio. Cenci in Toscana, bugie in Liguria, ciarline in Emilia, fiocchetti in Romagna, crostoli in Friuli Venezia Giulia. La ricetta tradizionale le vuole fritte, ma per i salutisti si trovano al forno e per i più golosi esistono anche bagnate nella cioccolata fusa. Da sole – secondo le stime di CNA Agroalimentare – valgono tra il 40 e il 50% del ricco mercato dei dolci di Carnevale.

Struffoli

Alle spalle delle chiacchiere emerge la cucina di territorio nella sua estrema varietà. Tra i prodotti più venduti si piazzano i tortelli, Lombardia e altre aree del Nord. Gli strufoli o struffoli, in tutto il Mezzogiorno con qualche variante e chiamati pignolata in Sicilia. Il migliaccio e la graffa a Napoli e dintorni. Le castagnole nel Lazio, nelle Marche e un po’ in tutto il Centro. E ancora le fritole veneziane, i galani veneti e il bujarnik friulano.