Draghi G7

Accelerare sulle vaccinazioni per arginare o rallentare l’offensiva del Covid alimentata delle varianti e allo stesso tempo adottare una ‘linea dura’ con le aziende farmaceutiche inadempienti, quelle che non rispettano gli impegni presi con l’Europa nella consegna delle quantità pattuite di vaccini. “I loro ritardi non vanno scusati” ha detto Mario Draghi che ha partecipato per la prima volta al vertice straordinario dei 27 (in videoconferenza) convocato da Bruxelles per concordare l’offensiva europea anti-Covid. “Occorre andare più veloce” ha sollecitato il premier italiano preoccupato sicuramente per l’andamento della pandemia a casa nostra, una pandemia che non mostra rallentamenti, anzi registra un balzo dei nuovi contagi : +19.886, 308 le vittime nelle ultime 24 ore, su il tasso di positività salito al 5,6%, su anche le terapie intensive. E con la variante inglese che presenta una trasmissibilità superiore del 37%.

Insomma un quadro allarmante che non consente affievolimenti della linea del rigore imboccata e confermata dal governo che si appresta a a varare un nuovo Dpcm per ribadire le restrizioni fino a Pasqua compresa. D’altra parte sono sei le regioni che rischiano la zona arancione e otto superano la soglia critica del 30% delle terapie intensive occupate dai ricoverati per Covid-19. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen – è lei che ha firmato i contratti con le aziende produttrici di vaccini – ha presentato dei dati sulle consegne del farmaco immunizzante ai paesi europei nel secondo e terzo trimestre che parlano di una distribuzione di 51,5 milioni di dosi di vaccino e di 29,1 milioni di somministrazioni con un tasso di vaccinazione dell’8%.

Ma Draghi ha insistito: non sono dati rassicuranti perché non danno certezze, quindi – a parere del nostro governo – le aziende che non rispettano gli impegni e marciano a rilento nelle consegne “non dovrebbero essere scusate”. Richiamando gli esempi del Regno Unito e degli Stati Uniti, che tengono per loro i vaccini, il premier italiano ha chiesto perché l’Europa non possa fare altrettanto, invitando anche a guardare ad altre produzioni fuori dell’Ue. Ha poi sollecitato un approccio comune sui test e un coordinamento per l’autorizzazione all’export.