Rider
(foto da account FB Deliverance Milano)

Riders alla riscossa. In Italia multe salate per le maggiori delivery company e nuovi contratti di lavoro con più garanzie per i rider. E la Commissione europea ha deciso di vederci chiaro nella giungla della gig economy, l’economia dei ‘lavoretti’, dove la flessibilità è diventata sinonimo di precariato selvaggio. Bruxelles vuole esaminare lo status e le condizioni dei lavoratori, come primo passo per assicurare i diritti di chi lavora attraverso le piattaforme digitali e viene sfruttato dalla spietatezza di un algoritmo. Le grandi piattaforme multinazionali da Uber a Just Eat, a Deliveroo hanno registrato un vero e proprio boom durante la pandemia. Da tutto ciò non hanno tratto alcun beneficio i fattorini delle consegne, impegnati con paghe da fame e obbligati allo status di lavoratori autonomi che evita alle aziende gli oneri della sicurezza sociale.

Tutela

La prima fase dell’iniziativa dell’UE vedrà consultazioni di sei settimane con i sindacati del mondo riders e le organizzazioni dei datori. In caso di mancato accordo la Commissione presenterà una sua iniziativa di tutela. Ma la situazione dei rider è entrata nel mirino della magistratura in diversi paesi dal Regno Unito alla Spagna, e ora anche in Italia. La Procura di Milano ha annunciato mega multe per 733 milioni di euro a carico di aziende quali Uber Eats, Glovo, Just Eat e Deliveroo per violazione delle norme sulla salute e sulla sicurezza del lavoro. Il procuratore capo, Francesco Greco, ha rilevato: “Non è un approccio morale a essere necessario, ma giuridico. Non è più il tempo di dire sono schiavi, è il tempo di dire che sono cittadini che hanno bisogno di una tutela giuridica”. E così agli oltre 60mila corrieri che percorrono quotidianamente le strade delle nostre città, anche a rischio della vita, dovranno essere offerti contratti come lavoratori coordinati e continuativi, passando insomma da lavoratori autonomi e occasionali a parasubordinati.

Indagine

L’indagine condotta sul campo dai carabinieri del Nil, gruppo specializzato in materia di lavoro, e dalla Guardia di Finanza ha portato a mille controlli su strada in tutta Italia. Le aziende avranno 90 giorni per mettersi in regola, mentre la normativa prevede la possibilità di estinguer il reato contravvenzionale con il pagamento di un quarto del massimo della multa. I rider esultano e le loro sigle sindacali, da RiderXiDiritti a Riders Union Bologna, prendono posizione via social: “Si tratta di un colpo pesantissimo alla narrazione delle piattaforme. Al loro modello basato sulla finta autonomia, sulla violazione di leggi e contratti, sulla negazione di qualsiasi diritto. Non c’è più tempo da perdere: assunzioni e diritti subito, basta precarietà e sfruttamento”. La richiesta è anche quella di una più precisa definizione legislativa, dopo le promesse a partire da quelle fatte da Luigi Di Maio quando era ministro del Lavoro. La battaglia dei raider continua e per fine marzo si vuole organizzare una giornata di mobilitazione nazionale per i diritti.