Covid Cina

La Cina riapre i confini agli stranieri e offre un accesso più semplice a chi abbia fatto un vaccino cinese. Il problema è che i sieri di Pechino non hanno ancora ottenuto il via libera dell’OMS

La Cina sta rendendo più facile l’ingresso degli stranieri nel Paese. Ma c’è una condizione, per avere il percorso facilitato devono aver ricevuto un vaccino anti Covid-19 prodotto in Cina. Almeno 23 ambasciate cinesi in tutto il mondo hanno emesso nuove politiche sui visti nell’ultima settimana con questa condizione. Anche ad esempio negli Stati Uniti e nel Regno Unito, luoghi in cui i vaccini cinesi non sono disponibili. Secondo il governo cinese la mossa rientra nelle misure sanitarie per prevenire nuove infezioni importate e consentire un accesso ordinato nel paese. Tuttavia, al momento, nessuno dei vaccini cinesi è stato ancora approvato dall’OMS. Inoltre i dati disponibili, secondo alcune analisi, suggerirebbero che i vaccini del Dragone potrebbero essere meno efficaci di altri già approvati.

Efficacia

La Cina è stata uno dei paesi in prima linea nello sviluppo di vaccini. Dal 15 marzo ha esportato i suoi sieri in 28 paesi, in accordo con l’ONU. In Indonesia e Turchia sono in corso programmi di vaccinazione pubblica di massa con vaccini cinesi. In Cina già 65 milioni di persone sono state trattate con i cinque vaccini finora approvati di produzione nazionale. La mancata approvazione da parte dell’OMS è legata al rilascio incompleto dei dati sulla sperimentazione di fase 3 da parte dalle autorità cinesi. Esisterebbe una mancanza di chiarezza sulla loro efficacia. Sinovac, ad esempio, ha avuto un tasso di efficacia del 50,38% negli studi in fase avanzata in Brasile. Un dato decisamente inferiore al 78% annunciato in Cina. Un tasso di efficacia basso, se paragonato ad esempio a quello Pfizer, che viaggia intorno al 95%.

Viaggi di lavoro

Il passaporto immunitario internazionale potrebbe risolvere la questione se approvato e autorizzato da tutte le nazioni a livello globale. Un’opzione sarebbe quella di collegarlo alle autorizzazioni da parte dell’OMS. Attualmente sono soltanto 4 sono i vaccini approvati dall’Organizzazione. Nessuno è prodotto in Cina. La verità è che siamo molto lontani dall’avere un passaporto vaccinale unico per poter viaggiare in tutto il mondo. Per ora ogni nazione riconosce i vaccini che ha approvato con o senza l’autorizzazione dell’OMS. Come si è visto con i problemi nella somministrazione di AstraZeneca, anche in Europa ogni paese potrebbe decidere autonomamente. Un’ipotesi non scartata dal presidente del Consiglio, Mario Draghi: “Bisogna essere pratici, si cerca di stare insieme, ma qui si tratta della salute. Se il coordinamento europeo funziona bisogna seguirlo, se non funziona bisogna andare per conto proprio”.