PD
(foto da account Twitter M. Sereni)

Graziano Delrio ha fatto un passo indietro accogliendo l’invito-sollecitazione di Enrico Letta. Andrea Marcucci invece ‘resiste’: “Decido giovedì”, ha detto il capogruppo a Palazzo Madama. Missione compiuta a metà, per ora, quella del neo-segretario Pd che per la parità di genere vorrebbe, anzi vuole, due donne alla guida dei deputati e dei senatori dem. Se a Montecitorio la sua linea passata con il passo indietro fatto da Delrio (anche se non c’è ancora il nome della donna che andrà a sostituirlo), al Senato il progetto lettiano si è incagliato sulla resistenza di Marcucci a farsi da parte. Con un tweet Delrio ha spiegato perchè ha detto sì al suo segretario: “La sfida di @EnricoLetta e del @pdnetwork per la parità di genere è la mia sfida. Per questo mi faccio da parte per una soluzione che porti una donna alla guida dei @Deputatipd Decideremo insieme per il bene di una grande comunità politica”.

Marcucci invece – cui è andata la solidarietà della corrente Base riformista (all’opposizione nel partito) che conta la metà dei senatori (in gran parte ex-renziani che non hanno seguito l’ex-premier in Italia Viva) – temporeggia, non sembra aver intenzione di cedere riservandosi di decidere. Letta stamane si era rivolto ai due capigruppo chiedendo loro un “aiuto”. “So che chiedo un sacrificio gravoso a Marcucci e Delrio. Chiedo ad Andrea generosità, anche nel gestire con voi questo passaggio. Evitiamo di stare settimane sui giornali su questi temi interni. Io guardo solo alla mia coscienza e responsabilità” aveva detto stamane il neo-segretario, ma dopo il sì di Delrio la risposta di Marcucci non lo ha per niente rasserenato. “Sulla tua proposta di cambiare capigruppo, temo che purtroppo sia troppo generica – ha detto Marcucci rivolgendosi a Letta –  Io voglio coerenza, per questa coerenza bisognerebbe interrompere la tradizione di avere segretari sempre uomini…. Convoco l’assemblea giovedì mattina alle ore 9 per eleggere il nuovo capogruppo – ha concluso Marcucci – io rifletterò in queste ore su cosa dovrò fare e se ci sono le condizioni per una mia ricandidatura”.

Letta aveva parlato chiaro stamane all’assemblea dei senatori dem: per lui “gruppi e partito si sostengono a vicenda. Autonomia non vuol certo dire che uno va in una direzione e uno in un’altra. La sincerità – aveva aggiunto – deve marcare i nostri rapporti. Sincerità totale, verità totale: dal confronto tra noi capirò se c’è un confronto vero o finto”. Poi, rispetto alle resistenze dei senatori sull’affidare l’incarico di capogruppo a una donna, Letta aveva spiegato che “unità non vuol dire unaniminità”. E aveva concluso: “Un partito come il nostro, organizzato con vertici tutti uomini, semplicemente in Europa non ha cittadinanza. Un uomo segretario, due capogruppo maschi, tre ministri maschio nei governo, cinque presidenti di regione maschi: questa e’ la nostra prima fila. E’ irricevibile”.