Calcio Superlega

La cosidetta Superlega sul modello della NBA ricorda un po’ il machese del Grillo interpretato da Alberto Sordi nel celebre fim: “Io son io e voi non valete un c…”. Allora faceva ridere, anche se faceva riflettere quando lanciava monete infiammate ai viandanti. Era una sorta di manifestazione di autoritarismo nei confronti del popolo e dei vassalli. Qualcosa che richiama l’annunciata Superlega che vedrebbe protagonisti i principali club spagnoli, Real Madrid e Barcellona, molti club inglesi e per l’Italia Juventus, Inter e Milan. Immediata giusta e durissima risposta della Uefa. I club coinvolti saranno esclusi da ogni competizione a tutti i livelli ed ai loro giocatori verrebbe negata la possibilità di rappresentare le rispettive nazionali. Insomma se vogliono fare i giocolieri a pagamento lo facciano pure ma solo nel loro circuito. La verità è che questa autoproclamazione di superiorità stride con ogni principio sportivo. Il problema è che i maggiori club, Real Madrid in testa sono stretti da debiti non più sostenibil, non “buoni” direbbe Draghi, dove le entrate non bastano più per pagare gli interessi alle banche. Quando con ingordigia ci si vuole accaparrare tutti i migliori giocatori con contratti milionari alla fine i conti vengono al pettine. Già in Italia, Juventus, Milan ed Inter per anni hanno fatto incetta di tutti i migliori talenti sottraendoli per capacità economiche alle squadre minori, per poter vedere poi perdere scudetti su campi di provincia o di squadre meno blasonate, ma almeno una sorta di competitività rimaneva presente. Ora alle prese con investitori stranieri, cinesi ed americani, ed anche con serie difficoltà della famiglia Agnelli, ormai lontana dallo spirito dell’avvocato, cercano si salvarsi dal fallimento. Perché se a tutte le squadre che vogliono fare la Superlega fosse imposto di portare i libri contabili in tribunale poche si salverebbero, e con gravi limitazioni. Basterebbero regole rigide per porre che gli ingaggi non possano superare un certo tetto del debito. Del resto almeno in Italia certi grandi club hanno vinto con il potere economico e per di più condizionando quantomeno la classe arbitrale ed ottenendo vantaggi vari a livello normativo. Ora ci sono banche americane disposte a mettere la somma record di tre miliardi e mezzo per finanziare la Superlega. Ma sono sicuri della bontà dell’investimento? In Italia ma in tutto il mondo il calcio è passione, per il campanile per la propria squadre. Basti dire ad un tifoso della Lazio, della Roma, della Sampdoria o del Genova, se preferisce vedere una partita di Superlega o la propria squadra magari impegnata con il Sasssuolo o il Benevento. Dai piccoli club e dai tanti tifosi, auguri alla Superlega. Se la vedano e la si coccolino i suoi promotori, a noi resta il calcio vero. E se poi non ci fosssro Juventus, Milan ed Inter, per “arroganza” non sarebbe poi un gran male…