(foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Tutti devono ricordare, “nessuno escluso”, cosa fu e cosa significò il 25 aprile per l’Italia. Lo ha detto il premier Mario Draghi in visita, nella ricorrenza della Liberazione, al museo storico in via Tasso, che fu il quartier generale della Gestapo durante l’occupazione tedesca di Roma, luogo di interrogatori e torture e anche carcere da dove furono prelevati detenuti, ebrei, prigionieri politici e partigiani per essere condotti a morire con un colpo alla nuca, insieme a centinaia di altri, alle Fosse Ardeatine.

“Tutti devono sentire il dovere della memoria – ha aggiunto Draghi – perchè se non si conoscono il sacrificio e le storie dei partigiani e dei combattenti per la libertà non si comprende fino in fondo che “senza il loro coraggio non avremmo la libertà e i diritti di cui godiamo”. “Libertà e diritti – ha ammonito – che non sono conquistati per sempre e non sono barattabili con nulla e sono più fragili di quanto si pensi”. L’obbligo di ricordare c’è anche per un altro motivo, secondo il premier, legato ad una realtà purtroppo quotidiana: “Perchè oggi assistiamo, spesso sgomenti, ai segni evidenti di una progressiva perdita della memoria collettiva dei fatti della Resistenza, sui valori della quale si fondono la Repubblica e la nostra Costituzione. E a troppi revisionismi riduttivi e fuorvianti”. Per Draghi “il linguaggio d’odio, che sfocia spesso nel razzismo e nell’antisemitismo, contiene sempre i germi di potenziali azioni violente. Non va tollerato. È una mala pianta che genera consenso per chi calpesta libertà e diritti”.

E’ lo spunto che ha indotto il premier a ricordare la senatrice Segre: “Ha voluto che la scritta “Indifferenza” fosse messa all’ingresso del memoriale della Shoah di Milano per ricordarci che, insieme ai partigiani e combattenti per la libertà, vi furono molti che si voltarono dall’altra parte in cui – come dice lei – è più facile far finta di niente. Nell’onorare la memoria di chi lottò per la libertà – ha concluso Draghi – dobbiamo anche ricordarci che non fummo tutti, noi italiani, “brava gente”. Dobbiamo ricordare che non scegliere è immorale. Significa far morire, un’altra volta, chi mostrò coraggio davanti agli occupanti”.